Brescia, la sede di via Solferino si svuota mentre Pasini accelera per il futuro del calcio cittadino
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Redazione Economia
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«Che cosa stiamo facendo in questi giorni? Stiamo inscatolando!». La risposta, carica di malinconia, arriva da un dipendente del Brescia Calcio, mentre gli uffici di via Solferino vengono smobilitati in vista della chiusura prevista per il 30 giugno. In circostanze normali, con la squadra salva in Serie B e l’iscrizione al campionato confermata, il trasloco nella nuova sede di via Fratelli Porcellaga sarebbe stato una semplice formalità. Ma nulla, ormai, è scontato.
Giuseppe Pasini, presidente della Feralpisalò, sta lavorando a ritmo serrato per costruire un progetto solido, capace non solo di riportare immediatamente il Brescia in Serie B, ma di garantirne la stabilità negli anni. Uno degli ostacoli principali riguarda lo stadio Rigamonti, la cui concessione è nelle mani di Massimo Cellino fino al 2028, ma che vede pendere il mancato pagamento delle ultime due rate. Senza una soluzione, la questione rischia di complicare ulteriormente un quadro già intricato.
Il tempo a disposizione è poco: entro il 15 luglio, Pasini dovrà modificare la denominazione della Feralpisalò e spostarne la sede da Salò a Brescia. Un’operazione che, se da un lato potrebbe salvare il calcio professionistico in città, dall’altro ha già sollevato proteste tra i tifosi dei Leoni del Garda, preoccupati per l’identità della loro squadra. Anche il sindaco di Salò, Pierlucio Cagnini, pur mostrando resistenza, sembra consapevole di non poter opporsi a una scelta dettata dalla necessità.
Mentre Ospitaletto e Lumezzane hanno già respinto l’ipotesi di fusione con il Brescia, Pasini procede senza esitazioni, conscio che non esistano alternative praticabili se non un ripiegamento nell’Eccellenza – opzione considerata insoddisfacente da tutti. Già da giorni, del resto, era chiaro che solo la Feralpisalò potesse garantire la continuità del professionismo, grazie alla disponibilità del suo presidente a cogliere un’opportunità inaspettata, emersa all’improvviso dopo il 5 giugno.




