Israele e il genocidio - un dibattito etico e legale
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Redazione Esteri
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La situazione in Israele è tesa. Più di cento giorni sono passati dal tragico evento del 7 ottobre, attribuito a Hamas, e l'umore nel paese è cambiato. Il dolore e lo shock sono ancora presenti, ma la rabbia è cresciuta. Questa rabbia è visibile sui volti delle famiglie degli ostaggi ancora a Gaza, si legge nelle pagine dei giornali, ed era palpabile giovedì sera a Tel Aviv, quando in piazza, per la prima volta da quel tragico giorno, la gente è tornata a manifestare.
Il dibattito sulla giustizia internazionale
Una questione che ha suscitato molte discussioni nelle ultime settimane riguarda la possibilità di processare Israele per genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia. Questa richiesta è stata avanzata dal governo sudafricano. Le risposte a questa domanda si muovono su più livelli, uno dei quali è l'etica.
L'etica del processo
Roberta De Monticelli ha scritto su queste pagine riguardo al livello etico della questione. Secondo De Monticelli, l'umanità si trova a un bivio tra l'abisso e la speranza, tra la possibilità di riaffermare la prevalenza del diritto internazionale sulla potenza degli Stati, e la spirale di una politica di potenza che, dove ha potuto, ha rotto i vincoli legali, trasformandosi in guerra.
Il ruolo del Sudafrica
Il Sudafrica ha chiesto alla Corte dell'Aja, principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite, di avviare un procedimento per accertare le presunte violazioni di Israele degli obblighi derivanti dalla Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio del 1948. La risposta di Israele, i punti da accertare e gli altri procedimenti in corso saranno cruciali per determinare il futuro di questa questione.




