Medicina senza test d’ingresso, ma il "semestre filtro" divide: iscritti alle stelle, aule al collasso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
La riforma che ha abolito i test d’ingresso per Medicina, sostituendoli con un "semestre filtro" aperto a tutti, sta già mostrando le prime conseguenze, numeri alla mano. All’università Bicocca di Monza, dove l’anno scorso le matricole erano 168, quest’anno si sono preiscritte in mille, nonostante le strutture – aule, laboratori, posti letto – rimangano quelle di sempre. Un gap che, come ammesso dall’ateneo, renderà inevitabile il ricorso massiccio alla didattica online, almeno per i primi mesi.
Il nuovo sistema, voluto dal governo e difeso a spada tratta dal ministro Anna Maria Bernini, prevede che chiunque possa iscriversi al primo semestre, durante il quale dovrà affrontare corsi intensivi di chimica, fisica e biologia. Solo superando gli esami di queste tre materie, tra novembre e dicembre, si potrà accedere al secondo semestre e completare gli studi. «I test selezionavano, noi formiamo», ha ribadito il ministro durante l’assemblea di Farmindustria, garantendo che l’apertura sarà «programmata e sostenibile», senza rischiare di creare «una pletora di medici».
Ma mentre il ministero celebra la "liberalizzazione" dell’accesso, gli operatori del settore mettono in guardia: «La selezione non è finita, è solo più lunga e confusa». Le società che per anni hanno organizzato corsi di preparazione ai test – un business da milioni di euro – si stanno già riposizionando, proponendo pacchetti ad hoc per il semestre filtro. Intanto, le università devono fare i conti con scadenze stringenti: le iscrizioni al semestre, aperte dal 3 al 25 luglio, richiedono il pagamento di un contributo calcolato in base all’ISEE, con esoneri previsti per determinate categorie.
Il caos logistico, però, rischia di essere solo l’inizio. Se da un lato la riforma potrebbe allargare la platea di aspiranti medici, dall’altro – come dimostra il caso della Bicocca – rischia di trasformare il primo semestre in un imbuto, con migliaia di studenti ammassati in aule virtuali e pochi docenti a gestire carichi di lavoro insostenibili. Senza contare che, a differenza del vecchio test, che scremava in partenza, ora il "filtro" arriverà dopo mesi di lezioni, lasciando molti senza posto e senza alternative.




