Garlasco, la difesa di Sempio passa al contrattacco: «Né impronte, né confessioni»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La strategia processuale di Andrea Sempio, unico indagato nel nuovo filone d'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, si è concretizzata nelle ultime ore con il deposito di un corposo pacchetto di consulenze tecniche, senza che i legali abbiano tuttavia richiesto un interrogatorio formale del loro assistito davanti ai magistrati inquirenti.

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno lavorato fino allo scoccare della scadenza – fissata per ieri – per confutare punto su punto le relazioni della Procura di Pavia, consegnando ai pm cinque distinti elaborati peritali più una memoria specifica destinata a ridimensionare il peso di quelli che erano apparsi come i più dannosi elementi a carico del 38enne: i celebri "soliloqui" intercettati all'interno della sua automobile.

L'obiettivo dichiarato, riassumibile in una duplice direttrice, mira da un lato a dimostrare l'incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e le scarpe dell'assassino, e dall'altro a privare di qualsiasi valore confessorio le frasi che lo stesso avrebbe pronunciato da solo, mentre era alla guida, commentando secondo la difesa non fatti inediti bensì contenuti già ampiamente discussi su podcast, forum e trasmissioni televisive dedicate al caso.

La “battaglia delle scarpe” e l’impronta 33 sotto la lente

Uno dei nodi centrali della controffensiva difensiva riguarda la compatibilità – o meglio, l’incompatibilità – tra la conformazione del piede di Sempio e le orme insanguinate rinvenute sulla scena del delitto, quelle caratterizzate dalla suola a pallini che gli investigatori attribuiscono al killer.

Secondo quanto illustrato dai legali, le scarpe in questione (un modello Frau 42) sarebbero state progettate per contenere un piede la cui larghezza massima non supera i 9,2 centimetri; le misurazioni effettuate sul piede del loro assistito, al contrario, parlano di una larghezza compresa tra gli 11,5 centimetri – secondo i rilievi della stessa consulente della Procura, Cristina Cattaneo – e i 12 centimetri emersi dalle ricostruzioni tridimensionali commissionate dalla difesa.

L’avvocato Cataliotti, a margine del deposito, ha raccontato che la scintilla per questa linea difensiva è scoccata osservando Sempio a piedi nudi: «Quando l’ho visto scalzo ho capito che aveva il mio stesso problema di quando giocavo a calcio, la larghezza del suo piede è importante come la mia, non riuscivo mai a trovare le scarpe giuste».

A questa consulenza antropometrica – firmata dall’esperto di calzature Giacomo De Angelis – si affiancano poi le analisi sulla cosiddetta “impronta 33”, quella traccia palmare impressa sul muro delle scale che portano al seminterrato della villetta di via Pascoli.

Il dattiloscopista Luigi Bisogno (già al lavoro per la difesa anche nella precedente fase delle indagini) ha ribadito che la sovrapposizione tra i reperti papillari e quelli di Sempio non è affatto certa, insistendo su una valutazione che aveva già espresso in passato: molte delle minuzie indicate dai consulenti della Procura sarebbero in realtà "interferenze murarie", prive di valore identificativo.

I soliloqui in auto: «Solo commenti, non ammissioni»

Sul versante delle intercettazioni, la difesa ha scelto di non richiedere una perizia immediata ma di depositare una memoria corredata da allegati, con l’intenzione di strappare via l’etichetta di "confessioni" che gli inquirenti avevano applicato ai dialoghi (o meglio, ai monologhi) di Sempio. Le frasi incriminate – tra cui quella in cui l’indagato diceva «Quando sono andato io… il sangue c’era» – sarebbero state fraintese.

Secondo la ricostruzione fornita dai legali, Sempio non stava descrivendo un proprio accesso diretto sulla scena del crimine subito dopo l’omicidio, bensì stava rielaborando verbalmente le ricostruzioni ascoltate nei podcast di true crime o lette sui forum dedicati al caso di Garlasco.

Per dimostrarlo, Cataliotti e Taccia hanno allegato alla memoria una serie di screenshot tratti da pubblicazioni online, dibattiti sui social e trasmissioni televisive, con l’obiettivo di mostrare che il loro assistito non faceva altro che ripetere commenti altrui, senza svelare alcuna informazione riservata o inedita che solo l’assassino avrebbe potuto conoscere. Un esempio concreto, riportato dai difensori, riguarda l’espressione “bella str...za”, che secondo la Procura sarebbe stata un insulto rivolto alla vittima Chiara Poggi; per la difesa, invece, si tratterebbe del sintagma “bella str...

Zata”, riferito proprio alla banalità delle ricostruzioni giornalistiche che Sempio stava ascoltando in quel momento.

L’udienza preliminare e la scelta del silenzio davanti al pm

Un aspetto processuale di non poco conto, emerso contestualmente al deposito delle consulenze, è la decisione di non avvalersi della facoltà di essere interrogato in questa fase delle indagini. I legali hanno infatti rinunciato a chiedere un confronto diretto con i magistrati che coordina l’inchiesta, preferendo piuttosto attendere l’esito della richiesta di rinvio a giudizio che la Procura – come ampiamente previsto – formulerà nelle prossime settimane. Solo davanti al giudice dell’udienza preliminare, eventualmente, Sempio potrà decidere se parlare e fornire la propria versione dei fatti.

Nel frattempo, il pacchetto difensivo comprende anche una consulenza di Bloodstain Pattern Analysis (affidata ad Armando Palmegiani), una relazione medico-legale (Sabino Pelosi) e un supplemento di natura genetica (Marina Baldi), oltre alla già citata memoria.

Manca invece, almeno per ora, la replica alla consulenza personologica predisposta dal Racis: i difensori hanno fatto sapere di ritenere quel profilo psicologico “inutilizzabile ai fini di prova”, e consegneranno il loro elaborato solo nel caso in cui quello della Procura dovesse acquisire uno statuto tecnico riconosciuto dal tribunale.

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