La Corte dei conti cita de Magistris per il crac Ctp: “Danno erariale da 23 milioni”
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Redazione Interno
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È una grana giudiziaria che arriva da lontano, dalle pieghe di un bilancio che non tornava ormai da oltre un ventennio, quella che ha travolto l’ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. La Procura regionale della Corte dei conti della Campania, con un atto notificato anche ad altre sette persone tra dirigenti e revisori, lo ha citato formalmente in giudizio per i fatti legati al fallimento della Ctp, la Compagnia Trasporti Provinciali. Secondo gli inquirenti contabili, l’operazione di ricapitalizzazione decisa nel 2019 – che avrebbe dovuto rappresentare un ultimo, disperato salvataggio – non è servita ad altro che a procrastinare l’inevitabile, generando un presunto danno erariale che supera la soglia dei 23 milioni di euro.
Un “carrozzone” senza freni
Nel mirino dei magistrati, e in particolare del procuratore Giacinto Dammicco, è finita la gestione di una società ormai considerata agonizzante già prima della pandemia. La Ctp, che avrebbe dovuto garantire il trasporto su gomma nella provincia, aveva alle spalle una storia fatta di rosso di bilancio cronico: vent’anni di attività e non un solo pareggio, con la produzione chilometrica crollata del settanta per cento a partire dal 2010. È in questo contesto, descritto dalla Procura come quello di un “carrozzone” che spendeva soldi senza erogare il servizio dovuto, che si inserisce la delibera del 2019. L’accusa, in buona sostanza, contesta la “inutilità” del salvataggio: versare ulteriori liquidità in una nave che stava già affondando, violando secondo l’accusa i principi del cosiddetto “soccorso finanziario” previsti per le partecipate pubbliche.
Soldi pubblici e manutenzione ferma
L’istruttoria, condotta dai sostituti procuratori Ferruccio Capalbo, Davide Vitale e Raffaella Miranda, ha dipinto il quadro di un declino inarrestabile. Nonostante gli interventi – alcuni dei quali risalenti a legislature precedenti – la società non ha mai varato un piano industriale credibile per il rientro; anzi, gli interventi di manutenzione ordinaria sulla flotta venivano drastricamente ridimensionati, mentre i contributi pubblici (si parla di oltre 300 milioni di euro immessi in due decenni) finivano per tappare buchi senza una reale visione prospettica. Il fallimento, quando è arrivato nell’aprile del 2022, è stato certificato dal tribunale civile quasi come un atto dovuto. Per la Procura contabile, che ha chiuso le indagini prima di richiedere il rinvio a giudizio, l’operazione del 2019 è stata l’ultimo atto di una “illusione” costata cara alle casse della Città metropolitana.
La replica dell’ex magistrato
Di fronte a questa ipotesi di accusa – che coinvolge anche figure chiave come il direttore generale e il segretario generale dell’epoca – de Magistris non ha nascosto lo stupore, rivendicando con forza la correttezza del proprio operato. Lui che è un ex magistrato, difendendosi da quella che definisce una “paradossale” ennesima vicenda giudiziaria, spiega di aver agito esclusivamente per tutelare un servizio pubblico essenziale e centinaia di famiglie di lavoratori. “Ho agito – ha dichiarato in una nota – con i pareri favorevoli di tutti i dirigenti e funzionari. Non siamo riusciti a completare il lavoro solo perché è terminato il mio mandato”. La prima udienza, che promette di fare chiarezza sulla sottile linea rossa che divide il salvataggio sociale dal danno erariale, è stata intanto fissata per il 10 novembre 2026.




