La corte dei conti indaga sulla pista da bob di Cortina per il possibile danno erariale
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Redazione Sport
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La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto, raccogliendo gli esposti presentati da esponenti politici come l’eurodeputata Cristina Guarda, ha ufficialmente aperto un fascicolo istruttorio. L’oggetto dell’indagine, come rivelato dai quotidiani del gruppo Nem, verte su un possibile danno erariale concretizzatosi nella realizzazione e nella successiva gestione dello Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo. I magistrati contabili stanno setacciando i conti relativi a un’opera i cui costi, occorre ricordarlo, sono lievitati ben oltre le previsioni iniziali passando da stime vicine ai 45 milioni fino a superare abbondantemente i 120 milioni di euro. Questo scostamento finanziario, che ha già sollevato più di una perplessità negli ambienti tecnici, rappresenta il primo dei due grandi filoni investigativi seguiti dalla procura.
L’esame sulle condizioni dell’impianto e la riconsegna
Parallelamente ai costi di costruzione, la lente dei verificatori si è concentrata sulle condizioni in cui l’impianto – che ha ospitato le competizioni di bob, slittino e skeleton durante i Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 – è stato riconsegnato. Il nodo centrale riguarda i danneggiamenti riscontrati sulla struttura al termine dell’evento; si parla di “112 segnalazioni” documentate in una dettagliata relazione che descrive un quadro di usura o deterioramento non previsto. La domanda a cui la magistratura contabile cerca risposta è se questi danni siano imputabili all’utilizzo intensivo della pista durante le Olimpiadi (e quindi alla gestione della Fondazione Milano Cortina) o se fossero invece già presenti e non puntualmente contestati al momento del passaggio di consegne tra le varie società coinvolte, vale a dire Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina) e il Comune. La riconsegna dell’opera, avvenuta nei giorni scorsi, ha fatto emergere queste crepe – sia letterali che metaforiche – in un contesto già segnato dalle polemiche relative ai tempi serrati di realizzazione.
Le reazioni di Simico e il nodo della riparazione
Di fronte all’iniziativa della Procura, Simico ha scelto di non restare in silenzio, diffondendo una nota ufficiale in cui esprime “piena fiducia nell’operato della magistratura contabile”. La società aggiunge, con un tono misurato ma fermo, che è convinta si possa dimostrare la “correttezza amministrativa e tecnica” del proprio operato. Tuttavia, nella stessa comunicazione, Simico ha tenuto a precisare un aspetto cruciale per la futura allocazione delle risorse: i costi per la riparazione dei danni recentemente scoperti “non sono in capo a Simico”. L’azienda sostiene che tali spese dovranno essere imputate ai “diretti responsabili nelle forme di legge”, lasciando intendere un braccio di ferro giudiziario in vista sulla quantificazione dei danni erariali.
Le implicazioni investigative e gli sviluppi documentali
L’indagine, che arriva a pochi mesi dalla conclusione della rassegna olimpica, rappresenta un ulteriore capitolo di una vicenda complessa, costellata da continui slittamenti nei cronoprogrammi e da un’escalation dei prezzi che aveva fatto parlare molti osservatori di “scandalo”. La magistratura contabile sta ora cercando di accertare se vi siano stati comportamenti colposi o dolosi che abbiano generato uno spreco di denaro pubblico, concentrandosi in particolare sugli atti relativi alla consegna dell’infrastruttura. Se da un lato il sindaco di Cortina ha rivendicato l’estraneità dell’amministrazione comunale ai danni riscontrati, specificando che il Comune non ha mai avuto accesso alla struttura prima di riceverla, dall’altro l’esame dei documenti già acquisiti – tra cui le relazioni tecniche post-gare – potrebbe riservare sviluppi significativi. La Corte, evitando qualsiasi interferenza con le dinamiche politiche correnti, procede nella sua azione di tutela della legalità finanziaria, vincolata esclusivamente all’analisi dei numeri e delle responsabilità oggettive nella gestione di un’opera destinata, volente o nolente, a lasciare un segno profondo nel territorio ampezzano.




