Profanazione della tomba di Pamela Genini, l’ex fidanzato Francesco Dolci indagato per vilipendio e furto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda, già segnata da un femminicidio consumatosi in modo efferato tra le mura domestiche del quartiere Gorla, si arricchisce ora di un capitolo giudiziario che sfiora il macabro. Francesco Dolci, il 41enne imprenditore edile di Sant’Omobono Terme che aveva avuto una relazione sentimentale con la 29enne uccisa lo scorso 14 ottobre, è stato sottoposto a un interrogatorio fiume nel comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, al termine del quale è risultato formalmente indagato per vilipendio di cadavere e furto. La sua posizione, che fino a qualche settimana prima era quella di una semplice “persona informata sui fatti” (spesso intervenuta davanti alle telecamere per rilanciare trame oscure legate a presunti giri di riciclaggio), si è dunque aggravata in seguito agli accertamenti condotti dalla Procura di Bergamo.

La scoperta dell’orrore e il silenzio del loculo

Tutto ha avuto origine lo scorso 23 marzo, quando i familiari della vittima (la cui morte è stata attribuita all’ex compagno Gianluca Soncin, attualmente in custodia) si erano recati nel cimitero di Strozza per trasferire il feretro verso una sistemazione più stabile. Fu in quell’occasione che si fece la scoperta: la bara, sigillata dopo il funerale, risultava manomessa. All’interno, il della giovane era stato decapitato con un taglio netto alla base del collo, e la testa era stata asportata. Chiunque abbia agito, ha dimostrato una certa "cura" nel cancellare le tracce: dopo aver svitato la lastra provvisoria e rimosso la schiuma espansa, il profanatore ha richiuso il tutto utilizzando silicone, cemento e mastice; un’operazione – questa – che per gli inquirenti suggerisce una pianificazione accurata e non certo un gesto impulsivo.

Sette ore di interrogatorio e la tesi del complotto

La convocazione di Francesco Dolci, avvenuta nella mattinata di mercoledì 7 maggio, ha rappresentato la svolta formale delle indagini. Arrivato alla caserma di Circonvallazione delle Valli assistito dall’avvocata Eleonora Prandi, l’uomo è rimasto a disposizione del pm Giancarlo Mancusi e del nucleo investigativo per circa sette ore. Al termine di un lungo confronto, Diamoci conto che la posizione dell’ex fidanzato è ora al vaglio per vilipendio di cadavere e furto: contestualmente, i militari hanno dato il via a una perquisizione approfondita della sua abitazione e di quella dei genitori, nella frazione Mazzoleni, nel tentativo di rintracciare i resti della vittima o gli strumenti utilizzati per la profanazione.

Il suo esposto, uscito dalla caserma attorno alle 18, è rimasto fedele alla linea difensiva che aveva già manifestato nei mesi scorsi. “Non ho fatto niente – avrebbe dichiarato ai cronisti che lo attendevano – non faccio cose del genere. Vogliono tapparmi la bocca”. Dolci ha più volte ribadito di essere vittima di un “complotto”, sostenendo che Pamela Genini sarebbe stata coinvolta suo malgrado in un giro internazionale di riciclaggio di denaro, e che lui possedeva prove schiaccianti (tra cui alcune registrazioni telefoniche) che avrebbero potuto gettare luce su questo presunto traffico illecito.

Le fotografie come prova e le contraddizioni sulla sequenza temporale

Uno degli elementi che avrebbe spinto gli inquirenti a restringere il cerchio riguarda proprio il comportamento dell’indagato nei giorni successivi al delitto. L’imprenditore edile aveva consegnato spontaneamente ai carabinieri una serie di otto fotografie scattate da lui stesso al loculo di Pamela, risalenti a un periodo compreso tra il 7 novembre e il 23 marzo. Nelle sue intenzioni dichiarate, quelle immagini dovevano documentare presunte anomalie nella chiusura della sepoltura, come viti spostate o segni di trascuratezza. Eppure, i tecnici hanno notato un dettaglio che stride con la buona fede: in una delle foto, nell’angolo inferiore del loculo, è perfettamente visibile una traccia di mastice compatibile con quello usato per risigillare la parete dopo l’effrazione.

Inoltre, le immagini delle telecamere di sorveglianza posizionate nei pressi del camposanto avrebbero immortalato una figura riconducibile al 41enne nelle notti precedenti la scoperta della profanazione. Una sovrapposizione di elementi che ha indotto il pm Mancusi a iscrivere Dolci nel registro degli indagati, nonostante le reiterate manifestazioni di innocenza da parte sua e il dolore ostentato dalla madre (“Mio figlio è innocente”, ripeteva la donna, costretta a nascondere il volto dall’assedio dei fotografi).

Le perquisizioni e la caccia ai resti

Mentre l’interrogatorio procedeva negli uffici di Bergamo, i militari setacciavano le due ville di proprietà della famiglia Dolci a Sant’Omobono Terme. La caccia, in particolare, è concentrata su due obiettivi: trovare la testa della 29enne (ancora dispersa) o recuperare gli utensili che potrebbero essere stati impiegati per il taglio, come un flessibile, nonché i residui di mastice e silicone utilizzati per occultare il misfatto. Si tratta di una mossa investigativa invasiva, resa possibile dall’aggravante della flagranza differita e dalla necessità di bloccare eventuali distruzioni di prove.

Non è un caso che la Procura abbia aspettato diversi mesi prima di procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati. Nei mesi precedenti, Dolci era stato ascoltato più volte come testimone, e il suo racconto – secondo cui Pamela viveva nel terrore di una rete di riciclaggio – era parso fin da subito dissonante rispetto ai riscontri oggettivi raccolti dai carabinieri. Molti degli indizi che gli sono piovuti addosso (dalle immagini delle telecamere alla tempistica ravvicinata della profanazione, avvenuta appena due settimane dopo il funerale) hanno finito per minare la cosiddetta “pista del complotto”, lasciando spazio a ipotesi più radicate nella sfera personale e ossessiva dei rapporti che legavano l’indagato alla vittima.

A oggi, dunque, lo sviluppo giudiziario segna un punto di non ritorno: non si tratta più di una ricerca generica di un “pazzo solitario”, ma di un procedimento formale che vede un conoscente stretto di Pamela accusato di aver violato la sua salma. Il gip dovrà valutare le prove raccolte, mentre l’avvocata Prandi studia le memorie difensive da depositare per scongiurare un’eventuale richiesta di custodia cautelare. Francesco Dolci, intanto, ha lasciato la caserma scortato dai militari, mentre le macchine dei cronisti gli correvano dietro lungo la statale, nel tentativo di strappare ulteriori dettagli su una vicenda che ha trasformato il cimitero di Strozza in un palcoscenico di orrore.

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