Un aereo lancia aiuti umanitari su Gaza, ma la carestia continua a uccidere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre un aereo sorvola la Striscia di Gaza centrale per lanciare sacchi di farina e generi di prima necessità, il territorio, stremato da quasi due anni di guerra, continua a sprofondare in una crisi alimentare senza precedenti. I lanci aerei, ripresi negli ultimi tre giorni con il contributo di Paesi come la Giordania, rappresentano un tentativo disperato di arginare una tragedia che ormai assume i contorni di una catastrofe umanitaria. Eppure, nonostante gli sforzi, i numeri restano impietosi: nelle ultime 24 ore, altre sette persone sono morte per fame, portando a 154 le vittime di malnutrizione dall’inizio del conflitto, di cui 89 bambini.

Le parole di Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea, risuonano come un macabro parallelismo storico: “Le immagini che arrivano da Gaza sono inumane e intollerabili. Ricordano quelle del ghetto di Varsavia o dei campi di concentramento”. Un paragone che, seppur forte, riflette la gravità di una situazione in cui, secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), gran parte della Striscia ha ormai superato le soglie ufficiali di carestia.

Dall’interno di Gaza, le testimonianze raccontano una realtà fatta di privazioni quotidiane. “La fame non è più solo una parola, ma qualcosa che ti consuma giorno dopo giorno”, racconta Roba, un’operatrice di Oxfam, descrivendo famiglie che riescono a malapena a mettere insieme un pasto al giorno. Intanto, i dati di Save the Children rivelano che il numero di bambini sotto i cinque anni colpiti da malnutrizione acuta è decuplicato in soli quattro mesi, mentre i decessi infantili legati alla denutrizione aumentano senza sosta.

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