La procura di Milano allarga il cerchio sull’arbitraggio: cinque indagati, l’Inter resta fuori, Rocchi e Gervasoni tra interrogatori e autosospensione
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Redazione Sport
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Nel quadro di un’inchiesta che da oltre un anno scandaglia il sistema arbitrale italiano con l’obiettivo di fare luce su presunte irregolarità nella designazione dei direttori di gara, la procura di Milano ha finalmente rotto il silenzio, dopo due giorni di attesa e non poche tensioni gestionali. Gli indagati, allo stato attuale degli atti, risultano essere cinque – tutti appartenenti alla classe arbitrale – mentre nessun dirigente dell’Inter, né il club stesso, risulta iscritto nel registro degli indagati, malgrado alcuni incroci investigativi avessero alimentato voci su un possibile coinvolgimento. La precisazione, arrivata da fonti inquirenti non senza qualche frizione legata alla gestione mediatica delle ultime ore, ha comunque confermato l’esistenza di persone ancora “da identificare” – così si legge negli atti – per le quali sarebbero emersi riscontri utili, suggerendo che il fascicolo potrebbe evolvere in termini di numero e figure coinvolte.
Rocchi e Gervasoni, due strade diverse di fronte al pm Ascione
L’invito a comparire notificato il 25 aprile all’ormai ex designatore Gianluca Rocchi e al supervisore Var Andrea Gervasoni ha innescato una reazione differenziata tra i due. Gervasoni, che ha già provveduto ad autosospendersi dalle proprie funzioni, sarebbe intenzionato a rispondere alle domande del pubblico ministero Maurizio Ascione nell’interrogatorio fissato per il 30 aprile: lo ha reso noto il suo legale, sottolineando la volontà di collaborare. Rocchi, dal canto suo, starebbe ancora valutando se avvalersi o meno della facoltà di non rispondere, una scelta che inevitabilmente peserà sull’andamento delle indagini. Entrambi, al momento, risultano tra i cinque arbitri indagati – una cerchia destinata forse ad allargarsi, se gli accertamenti sui soggetti “da identificare” porteranno a nuovi nominativi.
Dino Tommasi, un bassanese alla guida temporanea di un sistema sotto choc
Nel pieno della bufera, la Figc ha dovuto agire in fretta per garantire la governabilità del settore tecnico. Dino Tommasi, cinquant’anni, originario di Bassano del Grappa, è stato nominato designatore ad interim per Serie A e Serie B fino al termine dell’attuale campionato. Lui prende il posto lasciato da Rocchi, ereditando una poltrona diventata improvvisamente incandescente: non si tratta solo di un cambio al vertice, ma di una gestione emergenziale che impone – indipendentemente dagli esiti giudiziari – un esame di credibilità per l’intero movimento arbitrale. La scelta è caduta su Tommasi nel corso di una videocall del Comitato Nazionale, convocata nel primo pomeriggio proprio per designare il nuovo designatore, e la sua nomina rappresenta per ora una toppa tecnica più che una soluzione strutturale.
Le reazioni degli organi federali e l’auto-sospensione come atto dovuto
Dall’ambiente federale, intanto, filtrano posizioni caute ma nette. Il presidente dell’Assoallenatori, Renzo Ulivieri – intercettato all’ingresso della Figc prima del consiglio federale – ha dichiarato che i due indagati si sono autosospesi “per un dovere di opportunità”. Un’affermazione che, nella sua asciuttezza, fotografa il clima di sospetto che avvolge il palazzo del calcio italiano. Gervasoni ha già formalizzato l’auto-sospensione due giorni dopo l’invito a comparire; Rocchi non ha ancora ufficializzato alcun passo, ma la pressione istituzionale perché si allinei a un comportamento ritenuto “doveroso” è palpabile. Nel frattempo, l’inchiesta della procura milanese continua a raccogliere documenti e intercettazioni, e non si esclude che ulteriori sviluppi possano riguardare anche ruoli dirigenziali o societari – anche se, per ora, l’Inter e i suoi vertici restano fuori dal registro degli indagati.




