Turisti italiani bloccati alle Maldive, la Farnesina organizza voli charter mentre BeOnd modifica le rotte per evitare lo spazio aereo del Golfo
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Redazione Interno
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La situazione di stallo nei cieli del Medio Oriente, conseguenza diretta dell’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e della successiva rappresaglia teheraniana che ha preso di mira gli aeroporti di Dubai e del Kuwait, continua a tenere in scacco centinaia di viaggiatori italiani, trasformatisi loro malgrado in naufraghi della cosiddetta “guerra del Golfo”. Se Dubai, con le sue immagini di code infinite e aerei fermi al suolo, ha catalizzato l’attenzione mediatica, è altrove che si sta consumando un’altra odissea silenziosa, fatta di attese estenuanti e di una precarietà logistica che nulla ha a che vedere con la cartolina da sogno delle vacanze. Alle Maldive, infatti, si contano ancora diverse centinaia di connazionali che non riescono a fare rientro in Italia, bloccati nell’arcipelago dopo la chiusura a singhiozzo, e poi la parziale riapertura, degli spazi aerei della regione.
Il nodo della questione, per chi si trovava in vacanza nell’Oceano Indiano, è rappresentato dalla dipendenza dagli hub mediorientali, scali nevralgici come Dubai, Abu Dhabi o Doha che, nella stragrande maggioranza dei casi, rappresentano l’unico ponte di collegamento tra le isole e l’Europa. Con i cieli dell’area resi impercorribili dai timori di ulteriori attacchi – gli stessi che hanno portato all’abbattimento di droni e alla chiusura di aeroporti – i voli di rientro sono stati cancellati in massa, lasciando i turisti in balia degli eventi. Tra questi, la storia di Giuseppe Laurito e Teresa Itri, in viaggio con i loro due bambini, Michelangelo di 7 anni e Nicola di appena 3, è solo una delle tante. La famiglia, che avrebbe dovuto lasciare Hulhumalé lo scorso 2 marzo, ha dovuto provvedere a proprie spese a un nuovo alloggio nelle vicinanze dell’aeroporto di Malé, nella speranza di un imbarco immediato che tarda ad arrivare.
In questo quadro di difficoltà, la compagnia aerea BeOnd, vettore che opera con una flotta di aeromobili configurati per il lungo raggio e che collega l’Europa alle Maldive, ha dovuto necessariamente rivedere la propria strategia operativa. Per i velivoli in partenza da Milano, Monaco e Zurigo, e diretti a Malé, lo scalo tecnico previsto a Red Sea, in Arabia Saudita, è stato sostituito con Ashgabat, in Turkmenistan. Una deviazione, questa, resa obbligatoria dalla necessità di aggirare completamente lo spazio aereo del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ormai considerato una zona rossa per l’aviazione civile, e di evitare il sorvolo di aree potenzialmente interessate da attacchi con droni, come quelli che hanno reso inagibile lo scalo di Dubai nei giorni precedenti. L’aerolinea sta inoltre cercando di aggiungere capacità sui collegamenti diretti per agevolare il deflusso dei passeggeri, sebbene la complessità della situazione renda ogni soluzione temporanea e soggetta a continui aggiustamenti.
Nel frattempo, l’Unità di Crisi della Farnesina, letteralmente presa d’assalto con una media di duecento chiamate all’ora per un totale che ha superato le quindicimila richieste di assistenza, ha dovuto potenziare la propria Task force per il Golfo, cercando di dare risposte concrete a chi è rimasto intrappolato in questo ingorgo aeronautico senza precedenti. Tra le misure adottate, come confermato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, c’è l’organizzazione di voli charter aggiuntivi. In particolare, da Malé sono attesi due voli diretti, rispettivamente verso Fiumicino e Malpensa, che porteranno a casa circa sessanta passeggeri, scelti prevalentemente tra le cosiddette “fasce fragili”.




