Poste Italiane, via libera all’aumento di capitale per l’Opas su Tim e ok alla scissione di PostePay
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Poste Italiane, presieduto da Silvia Maria Rovere, ha ufficialmente convocato l’assemblea straordinaria degli azionisti per il prossimo 23 luglio 2026, in unica convocazione.
Il via libera dell’organo amministrativo, che arriva dopo il rilascio dei provvedimenti autorizzativi da parte di Banca d’Italia, sancisce l’avvio dell’iter per due operazioni di fondamentale importanza per il futuro del gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante: la riorganizzazione del polo finanziario e dei pagamenti, attraverso la scissione parziale di PostePay, e l’ingresso nel capitale di Telecom Italia tramite un’offerta pubblica di acquisto e scambio dal valore complessivo di 10,8 miliardi di euro.
L’assemblea dei soci, che si terrà a fine luglio, rappresenta quindi il crocevia decisivo per il disegno strategico di un colosso che mira a creare sinergie tra il mondo della logistica, dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni.
La riorganizzazione del polo finanziario e la scissione di PostePay
Il primo dei temi caldi all’ordine del giorno dell’assemblea del 23 luglio riguarda la profonda riorganizzazione del patrimonio destinato ai servizi finanziari e ai pagamenti, un pilastro centrale nella strategia di crescita del gruppo. L’assemblea sarà chiamata ad approvare alcune modifiche al Regolamento del Patrimonio BancoPosta e, contestualmente, il progetto di scissione parziale di PostePay S.p.A., la società interamente controllata da Poste Italiane che gestisce il business dei pagamenti digitali e delle carte.
L’operazione prevede che il compendio scisso, comprendente beni e rapporti giuridici facenti capo a PostePay, venga assegnato direttamente a Poste Italiane per essere poi, in parte, destinato al Patrimonio BancoPosta. In pratica, questa complessa manovra societaria mira a creare un nuovo "Polo Finanziario" all’interno del gruppo, integrando i servizi di pagamento con la più tradizionale offerta di servizi finanziari e assicurativi già presenti in BancoPosta.
L’obiettivo dichiarato è quello di razionalizzare le attività, rendere più efficiente la gestione e creare un hub in grado di competere in maniera più aggressiva nel settore dei pagamenti e della finanza personale, sfruttando l’enorme base clienti e la capillare rete territoriale di Poste Italiane.
Il via libera all'aumento di capitale per l'Opas su Tim
Parallelamente alla riorganizzazione interna, l’assemblea degli azionisti ha già espresso un chiaro sostegno alla seconda, e forse più eclatante, operazione del momento: lanciare un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria e volontaria sulle azioni di Telecom Italia. I soci hanno deliberato, con un voto favorevole che ha raggiunto il 99,81% dei presenti, di attribuire al consiglio di amministrazione la facoltà di aumentare il capitale sociale a pagamento entro il 31 dicembre 2026.
Il via libera consente di mettere a disposizione dell’operazione un importo complessivo massimo di 371.986.879 euro, oltre a sovrapprezzo, attraverso l’emissione di altrettante azioni ordinarie di nuova emissione, che verranno utilizzate per lo scambio azionario previsto dall’offerta.
L’aumento di capitale, che sarà effettuato con esclusione del diritto di opzione, rappresenta il tassello fondamentale per finanziare la componente azionaria dell’Opas, che prevede il riconoscimento di 0,0218 azioni di nuova emissione di Poste e di un conguaglio in contanti di 0,167 euro per ogni azione Tim conferita dagli azionisti.
L’obiettivo di Poste Italiane è quello di acquisire almeno il 66,6% del capitale di Tim, dando vita a un colosso industriale con un fatturato pro forma di circa 27 miliardi di euro e una capitalizzazione di mercato stimata intorno ai 35-40 miliardi.
Il pool di banche e il finanziamento da 2,85 miliardi
Per sostenere la parte in contanti dell’offerta su Tim, che ammonta a 2,85 miliardi di euro, Poste Italiane ha messo a punto una struttura finanziaria di prim’ordine, selezionando un pool di cinque grandi istituti di credito nazionali e internazionali. La scelta è caduta su Intesa Sanpaolo, UniCredit, BNP Paribas, Deutsche Bank e J.P. Morgan, due colossi italiani e tre stranieri, che fungeranno da garanti del finanziamento necessario a coprire il conguaglio cash dell’offerta.
La procedura di selezione, avviata a metà maggio, ha coinvolto le principali banche del panorama europeo e mondiale, con l’obiettivo di ottenere le condizioni più favorevoli possibili per un megaprestito di questa portata. Sebbene Poste Italiane disponga di una solida liquidità interna e di linee di credito non utilizzate per diversi miliardi di euro, il management ha preferito ricorrere al mercato bancario per attingere a capitale fresco a tassi competitivi.
Dopo la nomina di questo primo pool di garanti, è atteso un successivo passo che porterà alla formazione di un consorzio più ampio, composto da un totale di circa dieci banche, per sindacare ulteriormente il finanziamento e diluire il rischio tra un maggior numero di istituti. Questa operazione, insieme all’aumento di capitale, fornisce a Poste Italiane la piena copertura finanziaria per portare a termine l’Opas su Tim, un’offerta che, se andrà in porto, segnerà un cambiamento epocale negli equilibri del settore delle telecomunicazioni in Italia.




