Gravina passa al contrattacco dopo le dimissioni: pronto un dossier sui paletti posti alle sue riforme da Governo, società e legislatura europea
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Redazione Sport
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La distinzione, forse volutamente sottile o forse solo maldestra, tra "professionismo" e "dilettantismo" con cui Gabriele Gravina ha cercato di arginare le critiche – gettando benzina sul fuoco di una polemica già incandescente dopo la terza eliminazione consecutiva ai Mondiali – ha di fatto accelerato la resa dei conti ai vertici del calcio italiano. Il terremoto che ne è seguito, con le dimissioni del presidente federale, del ct Gennaro Gattuso e del capo delegazione Gianluigi Buffon, ha lasciato un vuoto di potere immediato, nel quale ora affiorano le prime strategie per la successione e,平行amente, le prime preoccupazioni concrete sul futuro immediato della Nazionale. Se Gravina medita il contrattacco attraverso un dossier che raccolga gli ostacoli – quelli messi dal Governo, dalle singole società e persino dalla legislatura europea – incontrati dalle sue riforme, dall’altra parte Franco Carraro, ex presidente di Figc e Coni, lancia un avvertimento preciso ai taccuini di Repubblica: la priorità assoluta non è tanto la poltrona del presidente, quanto la panchina della Nazionale.
L’allarme di Carraro e il nodo del ct
Carraro, la cui lunga esperienza nei vertici dello sport italiano gli consente di vedere oltre la contingente bagarre per le nomine, ha espresso senza mezzi termini il suo timore per i tempi lunghi che la burocrazia rischia di imporre. "Indipendentemente da chi sarà il presidente, bisogna sbrigarsi a scegliere un nuovo ct", ha dichiarato, suggerendo una soluzione pratica che coinvolga le componenti del calcio con la supervisione del Coni e del Ministero. La sua argomentazione, basata su una logica spietata di mercato, è un monito chiaro: se si decide ad aprile, si ha la possibilità di convincere i migliori profili disponibili; se si aspetta il 22 giugno, giorno delle elezioni federali, si rischia di trovarsi con un’offerta vuota. Ha portato un esempio concreto e bruciante, riferendosi a Massimiliano Allegri: un anno fa, intuendo che Spalletti non fosse la scelta giusta, si sarebbe potuto chiedere all’attuale tecnico del Milan di aspettare prima di impegnarsi altrove. Questa mancanza di tempismo, nella sua analisi, ha già penalizzato pesantemente il movimento.
Giochi di potere e scenari di continuità
Il "dopo Gravina" si presenta, dunque, come un campo minato dove la parola d’ordine sembra essere la continuità più che la rottura, nonostante le richieste di un cambio radicale giunte da più parti. Nel mirino di molti addetti ai lavori, tra cui il giornalista Michele Criscitiello, finiscono proprio gli uomini vicini al vecchio presidente, con i nomi di Giancarlo Abete, Matteo Marani o Bedin che rappresenterebbero, secondo questa lettura, un pericoloso rischio di conservazione del sistema. L’unico che, a detta dei critici, potrebbe rompere questo schema è Giovanni Malagò, il cui potere all’interno del Coni potrebbe scardinare le vecchie alleanze. Intanto, il toto-nomi per la successione alla presidenza federale è già iniziato: la data segnata sul calendario è il 22 giugno, quando si terranno le elezioni per scegliere il nuovo numero uno. Tra le ipotesi più suggestive, spunta quella che vorrebbe Damiano Tommasi – attuale sindaco di Verona ed ex presidente dell’AIC – come possibile candidato, una figura che unisce la conoscenza del campo a una consolidata esperienza manageriale.
Una transizione complessa tra responsabilità istituzionali
Mentre la Federazione cerca di navigare in queste acque agitate, la pressione non accenna a diminuire. Una quarantina di senatori, in un’interrogazione bipartisan indirizzata al premier Giorgia Meloni e al ministro Andrea Abodi, hanno chiesto al Governo di valutare se la permanenza di Gravina fosse ancora sostenibile, spingendo di fatto per un commissariamento che garantisca un cambio di passo radicale. I firmatari, guidati da Pier Antonio Zanettin, hanno chiesto inoltre un piano straordinario per il rilancio del settore giovanile e delle infrastrutture, considerando il flop non una semplice sconfitta sportiva, ma un fallimento sociale ed economico. L’interrogazione, depositata nei giorni caldi delle dimissioni, ha di fatto sancito la fine dell’era Gravina, spianando la strada a una gestione straordinaria che dovrà traghettare il sistema fino alle elezioni di giugno. In questo contesto, la scelta del ct ad interim – che si mormora potrebbe essere l’attuale selezionatore dell’Under 21, Silvio Baldini – diventa il primo banco di prova per la nuova governance, in attesa di capire se il dossier preparato da Gravina troverà spazio nel dibattito pubblico o resterà un semplice atto d’accusa postumo.




