Gravina si dimette, l’addio imminente apre la strada a una gestione commissariale: le uova contro la facciata e la resa dei conti in via Allegri
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Redazione Sport
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ROMA – La pressione che da mesi avvolgeva il presidente della Figc si è fatta, dopo l’ennesimo autogol mediatico e sportivo, materialmente insostenibile: non solo per le uova che hanno centrato la facciata della Federcalcio in via Allegri, segno tangibile di un malcontento ormai esploso -5, ma anche per l’accerchiamento politico che si è stretto attorno alla sua poltrona. L’idea che il numero uno della Federazione potesse resistere alla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali – un dato che pesa come un macigno sulla storia del calcio italiano – è venuta meno nel giro di poche ore. Gabriele Gravina, oggi, di fronte alle componenti riunite alle 14.30, presenterà le sue dimissioni, consapevole che la sua posizione non è più sostenibile dopo le critiche piovute non solo dall’opposizione ma anche da chi, fino a ieri, sembrava garantirgli una maggioranza silenziosa.
Il governo, in questo scenario di rottura, ha scelto di non restare a guardare: il ministro dello Sport, Andrea Abodi, forte del pieno sostegno garantitogli dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni (i due si sono confrontati direttamente nelle ore successive al flop di Zenica), ha chiesto a Gravina di valutare il passo indietro, aprendo contestualmente la strada all’ipotesi di un periodo di “decantazione commissariale”. Una soluzione, quest’ultima, che non può essere imposta direttamente dalla politica ma che passa attraverso la valutazione del Coni; tuttavia, il messaggio lanciato dal ministro è stato chiaro e privo di ambiguità: la gestione attuale ha esaurito la sua funzione. La tensione si respira anche negli ambienti parlamentari, dove una quarantina di senatori di maggioranza e opposizione hanno già firmato un’interrogazione per chiedere al governo se ritenga ancora sostenibile la permanenza di Gravina alla guida della Federazione. Le parole del forzista Licia Ronzulli – che già a mezzanotte aveva chiesto “dimissioni immediate” – hanno anticipato di fatto il coro unanime che oggi sembra non avere più eccezioni.
Il terremoto azzurro non risparmia lo staff: l’addio di Gattuso e Buffon appare inevitabile
Se Gravina dovesse formalizzare il suo addio – e la riunione delle componenti di questo pomeriggio serve proprio a gestire la transizione – le conseguenze si riverbereranno inevitabilmente anche sull’area tecnica. Il ct Rino Gattuso, chiamato a raccogliere una pesante eredità, e il capo delegazione Gigi Buffon, figura simbolo dell’identità azzurra, potrebbero salutare a loro volta. Una situazione che lo stesso Gravina aveva tentato di scongiurare nelle ore immediatamente successive alla sconfitta con la Bosnia, quando aveva chiesto pubblicamente a entrambi di restare al fianco dei giocatori. Ma in un contesto di rottura così radicale – dove l’addio del presidente appare scontato e il consiglio federale è stato convocato per la prossima settimana proprio per ratificare la fine di un’era – appare difficile che Gattuso, uomo di campo e di cuore, possa continuare senza il vertice che lo ha voluto. Le valutazioni sul futuro, come aveva ammesso lo stesso Buffon, erano state rinviate a giugno, ma la tempesta politica in corso ha accelerato i tempi, rendendo complesso pensare a una continuità.
La resa dei conti nella sede della Figc e la via del commissariamento
L’atmosfera davanti alla sede di via Allegri, imbrattata con le uova e contrassegnata da striscioni espliciti, ha restituito l’immagine di una Federcalcio sotto assedio. Ma è dentro quelle mura che si giocherà la partita più delicata. La riunione di oggi non sarà solo un passaggio formale per raccogliere le dimissioni di Gravina: rappresenta il momento in cui i presidenti delle Leghe, l’Assocalciatori e gli Allenatori dovranno provare a delineare una rotta per uscire dall’impasse. Il ministro Abodi ha già messo sul tavolo la soluzione del “commissariamento”, un periodo di gestione straordinaria che consentirebbe di ridurre la catena di controllo e mettere insieme le componenti per trovare soluzioni condivise, eventualmente anche sul nodo della riduzione delle squadre nei campionati e sul limite agli extracomunitari. Un modello di gestione che, se avallato dal Coni, spazzerebbe via le attuali gerarchie per far posto a un amministratore unico con poteri di riforma.
Le critiche trasversali e l’ombra di un’interrogazione parlamentare
Lo schieramento contro il vertice della Figc ha assunto contorni bipartisan, seppur con sfumature diverse. In Parlamento, l’eco della disfatta ha superato i confini della mera cronaca sportiva per diventare un caso politico. L’interrogazione a risposta scritta firmata da una quarantina di senatori non si limita a chiedere il passo indietro di Gravina, ma invoca un piano straordinario per il rilancio del calcio italiano, fondato sul settore giovanile e sulla valorizzazione dei vivai. Anche dall’altra parte dell’Atlantico – dove i Mondiali si terranno tra pochi mesi – è arrivata una bocciatura pesante: Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali, ha parlato di “anni di cattiva gestione”, sottolineando come la mancata qualificazione rappresenti il fallimento di una leadership che ha frenato la crescita del movimento. La voce di Zampolli, che agisce per l’amministrazione Trump, aggiunge una nota di rilievo internazionale a una crisi che, per la terza volta consecutiva, lascia l’Italia a guardare da casa la massima competizione mondiale.




