Interrogazione bipartisan, 40 senatori alla Meloni: “Gravina si dimetta”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non si è ancora spenta l’eco della notte di Zenica, quella che ha sancito la terza esclusione consecutiva della Nazionale italiana dalla fase finale dei Mondiali, che il Parlamento ha già deciso di trasformare la delusione sportiva in un atto formale. Lontano dalle polemiche di circostanza o dalle battute a effetto, quaranta senatori di maggioranza e opposizione hanno sottoscritto un’interrogazione a risposta scritta indirizzata alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e al ministro dello Sport, Andrea Abodi, per chiedere un intervento netto: le dimissioni immediate di Gabriele Gravina dalla presidenza della Figc. A promuovere l’iniziativa, depositata nella serata di ieri, è il senatore di Forza Italia Pier Antonio Zanettin, ma il documento porta le firme di un fronte bipartisan che individua nel numero uno della Federazione la “testa da tagliare” dopo il clamoroso flop che ha consegnato l’Italia a un’assenza lunga ormai sedici anni dal palcoscenico mondiale.

La richiesta formale: un cambio di passo o il commissariamento

Il testo dell’interrogazione, visionato dalle agenzie di stampa, non lascia spazio ad ambiguità e scava nel merito della crisi di governo del calcio italiano. I parlamentari chiedono al governo di esprimersi con chiarezza sulla “sostenibilità politica e istituzionale” della permanenza di Gravina alla guida della Federcalcio, sollecitando contestualmente un “immediato passo indietro”. Ma la pressione non si ferma a un invito formale: nell’atto si chiede all’esecutivo di attivarsi presso il Coni e gli organismi competenti per valutare l’ipotesi del commissariamento, un’opzione drastica che porterebbe a un “radicale cambio di guida” accompagnato da “concrete riforme del sistema”. I senatori, del resto, non si limitano a chiedere una testa, ma articolano una richiesta più ampia che riguarda il futuro dell’intero movimento: un piano straordinario per il rilancio che metta al centro settore giovanile, impiantistica, formazione tecnica e la valorizzazione dei giovani eleggibili per le nazionali, lontano da quelle logiche di breve periodo che hanno finito per ingessare il sistema.

La conta in Figc e gli scenari per la successione

Mentre la politica alza il tiro con un atto formale che non ha precedenti per tempestività e compattezza, all’interno della Federcalcio si consuma la resa dei conti. Gravina, rientrato nella sede di via Allegri nella tarda mattinata dopo il rientro dalla Bosnia, ha convocato con urgenza le componenti federali – Serie A, Serie B, Serie C, Lega Dilettanti, associazione allenatori e calciatori – per quella che si preannuncia come una verifica di tenuta senza sconti. Il presidente, rieletto a febbraio 2025 con un plebiscito del 98 per cento, ha comunque escluso per ora l’ipotesi di dimissioni immediate, rinviando al prossimo Consiglio federale – convocato per la settimana prossima – qualsiasi valutazione approfondita. “Capisco l’esercizio della richiesta di dimissioni, ma le valutazioni spettano al consiglio”, ha detto in conferenza stampa, difendendo al contempo il lavoro del ct Rino Gattuso e del capo delegazione Gigi Buffon, a cui ha chiesto di rimanere alla guida tecnica del gruppo.

Se le crepe nel fronte del consenso si allargano – con la Serie A apparsa spaccata sul confermare il sostegno e il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, già apertamente schierato per un avvicendamento – secondo quanto ricostruito da Sky Sport gli scenari possibili sono due e opposti. Da un lato le dimissioni, dall’altro un “rilancio” della presidenza Gravina affiancato magari da una figura di spicco del mondo dei calciatori. In caso di passo indietro, i nomi in pole per la successione sarebbero quelli di Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni, e Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti che ha già guidato la Figc dal 2007 al 2014. De Laurentiis, in particolare, avrebbe già espresso una chiara preferenza per Malagò, indicandolo come il profilo giusto per restituire competitività a un movimento ormai ridotto ai margini della scena internazionale. Il ministro Abodi, dal canto suo, ha chiarito ieri di ritenere necessaria una rifondazione che parta proprio dal rinnovamento dei vertici, mentre il Coni ha escluso per ora un commissariamento, non ricorrendo le condizioni normative previste.

Le responsabilità oggettive di un sistema in crisi

L’ennesima mancata qualificazione, la seconda consecutiva sotto il mandato di Gravina dopo quella già patita nel 2022 contro la Macedonia del Nord, ha riacceso il dibattito sulle responsabilità di una leadership che non è riuscita a invertire il declino. Se Gravina parla di “crisi generale” e invoca un intervento della politica per sbloccare quelle “normative che ci tengono ingessati” -2, l’interrogazione parlamentare rovescia la prospettiva: il fallimento non è solo sportivo, ma colpisce “uno dei più rilevanti patrimoni sociali, culturali ed economici della Nazione”, e come tale richiede un atto di responsabilità ai vertici. La richiesta di dimissioni, insomma, non viene letta come un’ingerenza nella sfera tecnica, ma come l’unico modo per restituire credibilità a un sistema che, a livello dirigenziale, appare ormai incapace di guardare oltre l’orizzonte immediato.

Meta Description: Quaranta senatori di maggioranza e opposizione chiedono a Meloni le dimissioni di Gravina dopo il flop Italia. Interrogazione bipartisan, ipotesi commissariamento e scenari per la successione in Figc.

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