Sevizie e rivolta a Marassi, si indaga sui mancati controlli in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per almeno due giorni, forse addirittura quattro, nessun agente di polizia penitenziaria avrebbe fatto ingresso nella cella del carcere di Marassi dove un detenuto diciottenne è stato ripetutamente violentato, seviziato e sfregiato da quattro compagni di reclusione. Se qualcuno è entrato, come previsto dai protocolli, non ha notato – o ha preferito ignorare – le ferite e gli osceni tatuaggi inflitti al giovane con un rudimentale strumento da tatuaggio, assemblato in cella.

Il ragazzo, ieri ascoltato nel "repartino" dell’ospedale San Martino dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà, ha confermato nei dettagli le violenze subite, identificando senza esitazione i suoi aggressori attraverso un album fotografico mostratogli dagli inquirenti. Ha inoltre escluso il coinvolgimento di un quinto detenuto, inizialmente sospettato.

L’episodio, che ha scatenato una rivolta tra i detenuti mercoledì scorso, ha portato la procura di Genova ad aprire un’inchiesta non solo sulle sevizie, ma anche sulle possibili omissioni da parte del personale carcerario. Se i controlli fossero stati effettuati con regolarità, le condizioni del giovane – tenuto in balia degli aguzzini per giorni – avrebbero dovuto essere immediatamente evidenti.

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