Vertice Ue sui beni russi, Tusk: "Soldi oggi, o sangue domani"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I leader dell'Unione europea si trovano di fronte a una scelta cruciale, che il premier polacco Donald Tusk ha sintetizzato con parole inequivocabili, definendola una questione di sicurezza per l'intero continente. La proposta, avanzata dalla Commissione, di utilizzare i beni russi congelati, il cui valore complessivo ammonta a circa 210 miliardi di euro, per garantire un prestito all'Ucraina è al centro di un dibattito acceso, il quale vede alcuni Stati membri esprimere forti riserve. L'opposizione del Belgio, in particolare, nasce dalla preoccupazione per possibili ritorsioni contro la finanziaria Euroclear, che detiene la stragrande maggioranza di quegli asset, una preoccupazione che rischia di rallentare il processo decisionale in un momento di estrema urgenza.

Il nodo degli asset congelati e le resistenze interne

La bozza in discussione al Consiglio europeo, che vede la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mira a creare un meccanismo che generi risorse sostanziali per Kiev senza gravare eccessivamente sui bilanci nazionali, una sfida complessa considerata la situazione economica generale. Il cancelliere tedesco Merz ha espresso una posizione netta, sostenendo che l'utilizzo degli asset già bloccati da tempo rappresenti l'unica opzione praticabile, preferibile al ricorso a nuovo debito comune europeo. Tuttavia, le implicazioni giuridiche e finanziarie di un'operazione del genere, la quale comporterebbe l'uso degli interessi generati da questi fondi o del capitale stesso come garanzia, sono delicate e richiedono un consenso unanime, tutt'altro che scontato.

Il dilemma italiano e l'altro tema spinoso

Per l'Italia, il vertice si presenta doppiamente complicato, poiché sullo sfondo resta in sospeso anche la questione dell'accordo commerciale con il Mercosur, un altro dossier di grande rilevanza economica e politica. La determinazione espressa dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il quale ha dichiarato che non si uscirà dalla riunione senza una decisione finale, sottolinea la volontà di superare gli stalli diplomatici, ma al tempo stesso riflette la difficoltà di trovare un equilibrio tra le diverse sensibilità. La posta in gioco, come hanno ricordato diversi partecipanti, non è solo il sostegno finanziario a un paese in guerra, ma la credibilità strategica e la capacità di azione autonoma dell'Unione di fronte a una crisi di portata storica.

Una decisione che va oltre l'aiuto immediato

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