Asset russi congelati, la pressione sul Belgio e i rischi legali del loro utilizzo per l'Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La strada per destinare all'Ucraina i circa 185 miliardi di euro di beni della Banca centrale russa, congelati dall'Unione europea come risposta all'invasione del 2022, si dimostra irta di ostacoli giuridici e di calcoli politici, nonostante l'urgenza di finanziare la resistenza di Kiev dopo quasi quattro anni di conflitto. La pressione, in vista di un accordo ormai considerato necessario dai più, si concentra ora quasi interamente sul Belgio, paese che ospita la piattaforma finanziaria Euroclear dove è depositata la stragrande maggioranza di quelle riserve, pari a circa il novanta per cento del totale.

Le riserve di Bruxelles e lo spettro del contenzioso futuro

Proprio le autorità belghe, infatti, hanno espresso le preoccupazioni più nette riguardo all'operazione, temendo che il ricorso a quei fondi possa essere interpretato, in futuro, come un esproprio illegittimo. Il timore, che alcuni definiscono sostanziale, è che un eventuale tribunale internazionale possa un giorno dare ragione a Mosca, oppure che si giunga a un accordo di pace che includa la restituzione degli asset e la rimozione delle sanzioni, obbligando quindi lo stato belga a farsi carico, con risorse proprie, del rimborso di miliardi di euro alla Federazione Russa.

La posizione dell'Unione europea e il ruolo di Euroclear

Nonostante tali perplessità, l'impressione generale è che la direzione intrapresa dall'Unione sia ormai irreversibile, come sottolineato anche nelle recenti dichiarazioni dei commissari in sede di Consiglio dei ministri dell'Economia. Il meccanismo sul tavolo, del resto, sembra voler scongiurare proprio il rischio di azioni legali future: la proposta prevede che sia Euroclear, la piattaforma privata con sede a Bruxelles, a trattenere gli interessi generati dagli asset immobilizzati, compensando così eventuali sequestri e creando una sorta di cuscinetto finanziario tra l'operazione e gli stati membri.

Lo scenario negoziale e le contropartite

Parallelamente al dibattito finanziario, emergono dai tavoli diplomatici alcuni elementi che delineano un possibile scenario negoziale, nel quale la questione degli asset congelati si intreccia inevitabilmente con le trattative sul terreno. Fonti citate dalla stampa internazionale riferiscono, ad esempio, di una disponibilità di Kiev a discutere la creazione di una zona demilitarizzata nel Donbass, regione strategicamente cruciale e oggetto di contesa fin dal 2014, la quale potrebbe essere posta sotto la vigilanza di forze internazionali per garantire una stabilità futura.

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