Iran chiude lo Stretto di Hormuz, nuovi raid Usa: la tensione torna a salire nel Golfo

Iran chiude lo Stretto di Hormuz, nuovi raid Usa: la tensione torna a salire nel Golfo
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le prime ore di domenica 12 luglio hanno segnato un'ulteriore, pericolosa escalation nella crisi tra Washington e Teheran, con l'Iran che ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti che hanno risposto con una nuova ondata di attacchi. La decisione, comunicata dalla marina dei pasdaran attraverso l'agenzia di stampa Tasnim, è stata motivata con un "colpo d'avvertimento" esploso contro una nave che, secondo le autorità iraniane, stava seguendo una rotta non autorizzata, in un contesto di crescente tensione per le interferenze straniere nella regione.

L'annuncio della chiusura arriva dopo che il cessate il fuoco – che pure aveva fatto sperare in una tregua – era già stato dichiarato concluso dal presidente americano Donald Trump, il quale, di rientro dal vertice Nato di Ankara, aveva paventato nuove azioni militari se Teheran avesse continuato a minacciare le rotte marittime, e nel mentre la situazione si è ulteriormente inasprita.

La chiusura di Hormuz e l'attacco alla nave mercantile

Secondo il comunicato diffuso attraverso l'agenzia Tasnim, le Guardie rivoluzionarie hanno giustificato la chiusura dello Stretto di Hormuz "fino a nuovo ordine" con la necessità di porre fine a quella che hanno definito "l'interferenza esterna di potenze straniere", manifestatasi attraverso i tentativi di diverse navi di attraversare il tratto di mare seguendo "rotte non autorizzate".

La situazione di stallo, e la precarietà che ne è derivata, ha spinto Teheran a bloccare il transito, annunciando che nessuna nave o imbarcazione militare sarà autorizzata a passare fino a quando non cesseranno le interferenze regionali degli Stati Uniti.

Un atto che, di fatto, rappresenta una sfida diretta alla libertà di navigazione, considerando che dallo Stretto di Hormuz transita circa il 37% del commercio mondiale di greggio e che il suo blocco ha già comportato l'interruzione di volumi equivalenti a circa il 10% della produzione mondiale di petrolio.

La replica americana e i nuovi raid su ordine di Trump

La risposta di Washington non si è fatta attendere, con il Comando Centrale americano che ha annunciato l'inizio di un "terzo ciclo di attacchi di questa settimana" contro l'Iran, su ordine diretto del comandante in capo, Donald Trump. Secondo quanto riportato, le azioni militari statunitensi sono state innescate dall'attacco delle Guardie della Rivoluzione Islamica contro la M/V GFS Galaxy, un portacontainer battente bandiera cipriota, che ha causato un incendio a bordo e danni significativi alla sala macchine, con un membro dell'equipaggio ancora disperso.

Il Centcom ha accusato Teheran di non aver rispettato il Memorandum d'intesa – nonostante le fosse stata concessa "un'ulteriore opportunità per dimostrare il rispetto" degli accordi – e ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno "imponendo un costo elevato" per ridurre la capacità dell'Iran di colpire i marittimi civili e le navi commerciali che transitano nello Stretto.

Il fallimento della tregua e le due letture dell'accordo

Quella che in Iran viene ormai definita "diplomazia coercitiva americana" ha sostituito ogni speranza di un accordo duraturo, e il cessate il fuoco che aveva fatto sperare in una distensione – pur se fragile – è stato ormai definitivamente archiviato.

Donald Trump, tramite i suoi canali social e nelle dichiarazioni pubbliche, aveva già chiarito che la tregua era finita, spiegando che l'Iran aveva chiesto di proseguire i colloqui ma che gli Stati Uniti avevano comunicato l'interruzione del cessate il fuoco, in quella che appare una chiara volontà di proseguire sulla via della contrapposizione militare.

I raid statunitensi, che hanno colpito circa novanta obiettivi militari in Iran tra sistemi di difesa, depositi di missili e infrastrutture costiere, sono stati giustificati come rappresaglia per gli attacchi alle navi, con Trump che ha avvertito che ulteriori azioni di Teheran avrebbero solo aggravato il conflitto.

Conseguenze strategiche e scenario in evoluzione

La chiusura dello Stretto di Hormuz non solo ha conseguenze immediate sulla sicurezza marittima ma incide profondamente sugli equilibri economici globali, con il blocco di una rotta cruciale per il traffico di petrolio e gas che ha già portato a un aumento dei costi energetici e dei noli marittimi, spingendo gli armatori a cercare rotte alternative e soluzioni intermodali.

Sul fronte militare, gli attacchi si sono estesi anche oltre lo Stretto, con segnalazioni di esplosioni nelle città iraniane di Bushehr e Asaluyeh, mentre le Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato nuove azioni in caso di ulteriori offensive statunitensi, in un contesto in cui basi americane in Kuwait e Bahrein sono già state prese di mira. La tensione in Medio Oriente rimane altissima e ogni tentativo di negoziato sembra essere stato accantonato, lasciando spazio a una pericolosa escalation che tiene il mondo con il fiato sospeso.

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