La liquidazione della Hoepli, il socio di minoranza promette battaglia e l’avvocata conferma: “Ci sono proposte sul tavolo”
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Redazione Interno
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La delibera dell’assemblea degli azionisti, quella che martedì pomeriggio ha sancito la messa in liquidazione volontaria dell’intera società, ha aperto ufficialmente la fase più delicata per la storica casa editrice e libreria milanese, un’azienda che incrocia la sua storia con quella della città dal lontano 1870. Superato lo scoglio dell’assemblea, e con la nomina dell’avvocata Laura Limido a liquidatore, per la Hoepli comincia ora il complesso percorso che porterà alla dismissione delle attività, un cammino irto di ostacoli e segnato da tensioni che non accennano a diminuire. La prima a chiudere i battenti, stando a quanto si apprende, potrebbe essere proprio la libreria di via Hoepli – compresa la sua piattaforma di vendita online – considerata il ramo d’azienda che ha accumulato le perdite più pesanti, anche se una decisione definitiva in tal senso non è ancora stata formalizzata e dipenderà dalle offerte che arriveranno sul tavolo della procedura.
Se all’esterno, nel giorno immediatamente successivo alla decisione, la rabbia e lo sconforto dei dipendenti si materializzavano in cartelli di protesta e in un presidio che ha visto alternarsi clienti storici e semplici cittadini, all’interno la situazione non è certo più distesa. Basti pensare alla scena di metà pomeriggio, quando Barbara Hoepli, entrata in libreria, ha staccato personalmente dalle vetrine i volantini esposti dai lavoratori, fogli che reclamavano il diritto al lavoro con slogan come “Lavoratori e lavoratrici non si liquidano” o “89 dipendenti come danni collaterali di una guerra tra ricchi”, finiti poi nel cestino con un gesto secco che la dice lunga sui nervi scoperti della vicenda. Un gesto, quello di Barbara Hoepli, che ha aggiunto ulteriore tensione a un clima già infuocato, con i sindacati che hanno prontamente annunciato un flash mob per sabato 14 marzo davanti all’ingresso della libreria, nel cuore di Milano, per ribadire che “la cultura non si svende”.
Lo scontro tra i rami familiari e l’opposizione di Nava
Il quadro che emerge dalle cronache di queste ore è quello di una frattura insanabile all’interno della proprietà, una lotta intestina che ha finito per logorare l’azienda ben più delle difficoltà di mercato, pure esistenti e documentate da bilanci in rosso per circa un milione di euro. Da una parte i tre fratelli Hoepli – Giovanni, Matteo e Barbara – che detengono la maggioranza delle quote, dall’altra il cugino Giovanni Nava, titolare di poco più del 33 per cento delle azioni, il quale non ha mai nascosto il suo dissenso rispetto alla deriva liquidatoria. Nava, che in passato aveva già dichiarato di aver rifiutato un’offerta di dieci milioni dai cugini per uscire dalla società, ha ribadito con forza la sua opposizione: “Mi sono opposto nel corso della riunione a questa deriva – ha spiegato – senza che l’attuale maggioranza abbia neppure considerato di farsi da parte e affidare il rilancio della società a un nuovo management capace di immaginare ed attuare un progetto in tal senso”. Il socio di minoranza ha annunciato che continuerà la sua battaglia in tutte le sedi e con ogni mezzo messo a disposizione dalla legge, nel tentativo di salvaguardare un’attività che definisce “un pezzo della storia d’Italia ancora oggi viva e produttiva” grazie all’impegno dei novanta dipendenti.
L’avvocata Limido al timone e le manifestazioni di affetto dei clienti
Alla guida di questa delicatissima fase di transizione c’è dunque Laura Limido, legale scelto per le sue comprovate competenze in materia di procedure liquidatorie, cui spetterà il compito di gestire il patrimonio aziendale e valutare le eventuali proposte di acquisto che dovessero pervenire. E proprio su questo fronte, nonostante la drammaticità del momento, sembra aprirsi uno spiraglio: l’avvocata, interpellata in merito, ha confermato che “investitori sono interessati” e che “ci sono proposte sul tavolo”, lasciando intendere che per alcuni rami d’azienda potrebbe non essere detta l’ultima parola. Nel frattempo, mentre i legali e i commercialisti iniziano a mettere mano ai bilanci per capire come procedere con la dismissione, la libreria continua a registrare un’ondata di solidarietà che non ha precedenti nella sua storia recente. Gente che arriva da fuori città, come Alessio, giunto da Bergamo con lo zaino in spalla e una borsa di libri sotto il braccio, il quale si è detto colpito al cuore ogni volta che una libreria vacilla, augurandosi che possano resistere; oppure coppie che, come Giorgio e Roberta Sarti, hanno voluto condividere con i giornali il loro ricordo di una lista nozze del 1986 interamente dedicata a libri illustrati di grande pregio, quelli che solo alla Hoeppi si potevano trovare, provenienti da editori di mezzo mondo. Sono storie di affetto e di memoria, quelle che in questi giorni si intrecciano tra gli scaffali, e che testimoniano quanto questo luogo rappresenti per Milano molto più di un semplice negozio.




