La libreria Hoepli verso la liquidazione, 156 anni di storia culturale milanese si fermano davanti ai conti in rosso e allo scontro tra eredi
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Redazione Interno
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La decisione, attesa e temuta, è infine arrivata dal notaio. L’assemblea dei soci della Hoepli, riunitasi nel pomeriggio di martedì 10 marzo, ha deliberato lo scioglimento volontario della società e la sua immediata messa in liquidazione, decretando di fatto la fine di un’avventura imprenditoriale e culturale iniziata nel lontano 1870 per mano del fondatore Ulrico Hoepli. Un provvedimento che, se da un lato tenta di tracciare un percorso giuridicamente ordinato per il futuro, dall’altro lascia nell’incertezza più totale il destino di quasi novanta dipendenti e getta un’ombra funerea su uno dei salotti buoni della cultura milanese, quella libreria a cinque piani che da sempre rappresenta un punto di riferimento per studenti, professionisti e lettori appassionati, situata nel cuore del capoluogo lombardo nell’omonima via a lei dedicata. La nota ufficiale diffusa dalla società parla di una scelta sofferta, maturata all’esito di una riflessione approfondita sulla situazione complessiva, ma i motivi che hanno condotto a questo epilogo sono chiari e si intrecciano in una matassa difficile da districare.
Conti in negativo e un conflitto tra azionisti definito “gravoso” alla base della procedura
Alla radice della liquidazione volontaria, i soci di maggioranza – il ramo della famiglia facente capo a Ulrico Carlo Hoepli e ai suoi tre figli Giovanni, Matteo e Barbara, che controllano circa i due terzi del capitale – addossano la responsabilità a una combinazione letale di fattori. Da un lato, i risultati di esercizio negativi, con l’ultimo bilancio chiuso al 30 giugno 2025 che ha registrato una perdita di quasi un milione di euro, subita nonostante un drastico taglio dei costi e una riduzione del personale; un calo che rispecchia le difficoltà strutturali dell’intero mercato editoriale e librario, flagellato dall’avanzata del digitale e dal calo delle vendite. Dall’altro lato, e con peso forse altrettanto determinante, emerge la “consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario”, una guerra tra eredi che si trascina da tempo e che ha paralizzato ogni tentativo di rilancio, come dimostrato anche dal fallimento delle recenti e non meglio precisate trattative di cessione con grandi gruppi editoriali nazionali e internazionali.
A questa maggioranza si contrappone nettamente la figura di Giovanni Nava, figlio di Bianca Hoepli e titolare di una quota di minoranza del 30 per cento, il quale non ha esitato a definire la scelta una deriva pericolosa e sbagliata. Nava, che durante l’assemblea si è opposto alla delibera, ha annunciato battaglia legale in tutte le sedi pur di tentare di scongiurare quella che lui stesso ha definito la disgregazione di un pezzo di storia d’Italia. Il suo piano, a suo dire inascoltato dalla maggioranza, sarebbe stato quello di affidare il rilancio a un nuovo management in grado di immaginare un futuro diverso per la casa editrice e per la libreria, lontano dalle logiche spartitorie che ora sembrano prevalere con l’ipotesi, paventata dallo stesso Nava, di una cessione frammentata dell’azienda in diversi rami, un vero e proprio spezzatino che ne cancellerebbe l’identità unitaria.
La mobilitazione dei lavoratori e la nomina di un liquidatore per la tutela del patrimonio
Mentre i soci discutevano al chiuso, fuori, sotto la storica insegna, circa novanta lavoratori e lavoratrici incrociavano le braccia in uno sciopero simbolico di un’ora, dalle 15 alle 16, per manifestare il proprio disappunto e la profonda preoccupazione per un futuro che appare quanto mai incerto. I cartelli esposti durante il presidio – “La cultura non si liquida”, “Hoepli patrimonio di Milano” – sintetizzavano il sentimento di una città che ha visto in quella libreria non solo un negozio, ma un presidio culturale. I sindacati di categoria, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, che da settimane sollecitavano senza successo la presentazione di un piano industriale chiaro da parte della proprietà, hanno subito annunciato nuove iniziative di protesta, a partire da un flash mob già convocato per sabato 14 marzo sempre davanti all’ingresso di via Hoepli. L’obiettivo è tenere alta l’attenzione su una vertenza che, oltre a mettere a rischio novanta famiglie, minaccia di disperdere un catalogo editoriale unico nel suo genere, specializzato in manualistica tecnica e scientifica.
A gestire la complessa fase di liquidazione, con il compito di preservare il più possibile il valore del patrimonio aziendale e garantire il rispetto dei diritti di creditori e lavoratori, è stata chiamata l’avvocata Laura Limido. Una scelta, quella del cda, motivata ufficialmente dalla necessità di assicurare imparzialità, trasparenza ed efficienza alla procedura. La stessa società, nella sua nota, ha giustificato il lungo silenzio mediatico che ha preceduto la decisione con l’esigenza di non anticipare fatti rilevanti prima delle opportune determinazioni, respingendo al contempo quelle che ha definito “indebite affermazioni di soggetti non autorizzati”. Ora, mentre l’avvocata Limido inizia il suo lavoro, il destino della libreria e della casa editrice è appeso a un filo, in bilico tra la possibilità di una cessione a terzi – magari a qualche concorrente che abbia fiuto e mezzi per rilevare i marchi o i rami più pregiati – e lo scenario, purtroppo concreto, della chiusura definitiva di un’istituzione che ha formato generazioni di italiani con i suoi celebri manuali e che per oltre un secolo e mezzo ha rappresentato un punto fermo nello scenario editoriale del paese.




