Iran accusa l’Aiea di complicità con Israele, mentre l’allarme nucleare cresce

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Iran ha lanciato un durissimo attacco verbale contro l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), accusandola di essersi resa complice di quella che Teheran definisce un’"aggressione" israeliana. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, in un post su X, ha rivolto accuse dirette al direttore generale Rafael Grossi: "Signor Grossi, lei ha tradito il regime di non proliferazione, ha reso l’Aiea complice di questa ingiusta guerra, trasformandola in uno strumento al servizio dei paesi che non aderiscono al Trattato di non proliferazione (TNP)". Le parole, cariche di risentimento, arrivano dopo che lo stesso Grossi, in un’intervista alla Cnn, aveva ammesso l’assenza di prove concrete sul fatto che l’Iran fosse vicino alla costruzione di un ordigno nucleare.

La tensione attorno al programma atomico iraniano si intreccia con un altro scenario potenzialmente catastrofico. Marco Ricotti, esperto del Politecnico di Milano, ha lanciato un monito sulle possibili conseguenze di un attacco israeliano alle centrali nucleari iraniane. "Sarebbe un disastro paragonabile a Chernobyl o Fukushima", ha dichiarato, sottolineando che, se colpiti, gli impianti di arricchimento dell’uranio potrebbero rilasciare materiale radioattivo letale, seppur con effetti circoscritti alle aree limitrofe. Un’ipotesi che, sebbene remota, riaccende i timori di una crisi ambientale e sanitaria senza precedenti.

Le dichiarazioni di Grossi, che ha ribadito l’impossibilità di escludere attività nucleari non dichiarate in Iran, hanno ulteriormente complicato il quadro. "Non abbiamo prove, ma potrebbero esserci attività nascoste", ha affermato, lasciando aperto un interrogativo che alimenta le diffidenze reciproche. Teheran, da parte sua, respinge ogni accusa e ribalta le critiche, sostenendo che l’Aiea abbia abdicato al suo ruolo di garante imparziale

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