Tim, l’assemblea approva il bilancio 2025 in perdita e il buy back da 400 milioni
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Redazione Economia
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L’assemblea degli azionisti di Tim, riunitasi oggi in una sessione che ha visto la partecipazione – va detto – di circa il 59,25% del capitale sociale, ha dato il via libera al bilancio dell’esercizio 2025. Un documento, quest’ultimo, che si chiude con una perdita netta pari a 154.569.180,52 euro, una cifra che, per quanto consistente, non ha impedito ai soci di esprimere un sostegno massiccio: il 94,83% dei voti favorevoli, a fronte di un misero 1,01% di contrari e un 4,16% di astenuti. La stessa copertura della perdita, operazione che verrà realizzata attingendo alla riserva legale, ha raccolto un consenso pressoché totale (99,99% dei voti favorevoli), segnale inequivocabile di una volontà collettiva di andare avanti senza strappi.
Via libera al riacquisto di azioni e al raggruppamento
In sede ordinaria, l’assemblea ha approvato anche un piano di buy back del valore massimo di 400 milioni di euro, destinato al riacquisto di fino a 700 milioni di azioni proprie – una quota che rappresenta circa il 3,3% del capitale. Un’operazione, questa, che non è mai neutrale: l’azienda, pur chiudendo in rosso, sceglie di impiegare risorse per sostenere il titolo e restituire liquidità indiretta agli azionisti. Contemporaneamente, è stato approvato il raggruppamento delle azioni ordinarie, una manovra tecnica che di solito precede o accompagna tentativi di ristrutturazione del flottante o di miglioramento dei multipli di borsa.
Remunerazione e piani di lungo termine
Tra i punti all’ordine del giorno, sempre in sede ordinaria, figura l’approvazione della relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi effettivamente corrisposti. Entrambe le sezioni hanno incassato il sì dei soci, così come il piano di incentivazione azionaria di lungo termine denominato “Piano LTI di Performance Shares 2026-2028”. Un meccanismo, quest’ultimo, pensato per rafforzare l’allineamento tra gli interessi del management e quelli degli azionisti, promuovendo – nelle intenzioni del consiglio di amministrazione – la creazione di valore sostenibile nel medio-lungo periodo. Nessuna opposizione rilevante è emersa su questo fronte.
Un voto a larghissima maggioranza su tutti i punti
A dare forza al verdetto assembleare è stata la partecipazione complessiva, che ha sfiorato il 60% del capitale ordinario. Un dato, va riconosciuto, tutt’altro che scontato in una fase in cui il titolo Tim continua a scontare le difficoltà operative e la complessa eredità della separazione della rete. Sia in sede ordinaria sia in sede straordinaria, l’assemblea ha approvato a larghissima maggioranza tutti i punti all’ordine del giorno. Nessun intervento critico di rilievo, nessuna richiesta di rinvio: la strada tracciata dal management – nonostante il rosso di bilancio – ha ricevuto il crisma dell’azionariato.




