Garlasco, il padre di Andrea Sempio indagato per corruzione in un filone dell'inchiesta bis
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Redazione Interno
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La procura di Brescia, che conduce le indagini sul cosiddetto "caso Garlasco bis", ha iscritto nel registro degli indagati Giuseppe Sempio, padre di Andrea, con l'accusa di corruzione. L'anticipazione, circolata inizialmente attraverso i social del Tg1 e in seguito confermata da fonti istituzionali, aggiunge un tassello significativo a un'indagine già complessa, la quale si dipana lungo due binari distinti ma potenzialmente collegati. Da un lato, infatti, prosegue l'accertamento sulle responsabilità nell'omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, delitto per il quale è stato condannato in via definitiva l'ex fidanzato Alberto Stasi e per il quale Andrea Sempio è indagato, in questo nuovo procedimento, per concorso in omicidio. Dall'altro, gli inquirenti stanno esaminando l'operato di una presunta struttura informale, definita da alcuni come "Sistema Pavia", sospettata di aver favorito l'archiviazione di alcuni procedimenti in cambio di denaro.
L'ipotesi accusatoria sul presunto pagamento
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Giuseppe Sempio avrebbe avuto un ruolo centrale nell'ipotetico flusso di denaro finalizzato a influenzare l'esito delle indagini che vedevano coinvolto il figlio. L'accusa, nello specifico, sostiene che sia stato lui a versare una somma compresa tra i venti e i trentamila euro all'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, soldi che, stando alle indiscrezioni, sarebbero stati destinati a ottenere un più celere archiviazione della posizione di Andrea Sempio nella prima inchiesta. La traccia di questo presunto accordo economico è emersa da quel famoso "pizzino", un appunto manoscritto rinvenuto nel corso della perquisizione effettuata presso l'abitazione degli Sempio lo scorso 26 settembre, il quale, insieme ad altri elementi acquisiti, costituisce ora il fulcro della contestazione per il reato di corruzione.
Il contesto più ampio del "Sistema Pavia"
L'indagine su Giuseppe Sempio si inserisce in un contesto giudiziario più ampio, che la procura di Brescia sta esplorando con attenzione. Il filone di inchiesta parallelo, infatti, non si limita al singolo episodio ma punta a far luce su dinamiche che potrebbero aver coinvolto più procedimenti. L'ipotesi di lavoro, che gli inquirenti stanno verificando, è che una rete di relazioni, indicata come "Sistema Pavia", abbia potuto operare per insabbiare determinati fascicoli, i quali venivano chiusi in cambio di elargizioni in denaro a vantaggio di alcuni suoi presunti componenti. In questo quadro, la rapida richiesta di archiviazione per Andrea Sempio, avanzata proprio da Mario Venditti nel 2017, viene ora riesaminata sotto una luce completamente nuova, apparendo non più come una semplice decisione giudiziaria bensì come un atto potenzialmente determinato da un movente illecito.
Gli sviluppi delle ultime settimane
Le attività della procura di Brescia, nelle ultime settimane, si sono intensificate su questo versante, producendo sviluppi significativi che arricchiscono il quadro probatorio. Fonti vicine alle indagini hanno riferito che "alcuni elementi trovati durante la perquisizione dell'abitazione, avvenuta lo scorso 26 settembre, e un altro insieme di cose" hanno condotto gli inquirenti a ritenere che, qualora vi sia stato un effettivo passaggio di denaro, a orchestrarlo sia stato proprio Giuseppe Sempio. Questo nuovo capitolo investigativo, pertanto, non solo approfondisce le circostanze che portarono all'archiviazione del primo procedimento a carico di Andrea Sempio, ma getta anche un'ombra sulle modalità con cui, in passato, sono state gestite alcune inchieste di notevole rilevanza, aprendo scenari i cui risvolti sono ancora tutti da accertare.




