Uniti sulla mozione contro Netanyahu, divisi in corteo: Pd, M5S e Avs insieme in aula, separati in strada
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Redazione Interno
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Una mozione unitaria, depositata da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, ha riunito – almeno sulla carta – le opposizioni contro il governo israeliano. L’obiettivo è chiaro: chiedere all’esecutivo italiano di rescindere il memorandum con Israele, definendo «inaccettabile» la condotta di Benjamin Netanyahu nella guerra a Gaza. Ma se in Parlamento la convergenza è stata immediata, nelle strade di Roma le divisioni sono emerse con nettezza.
Mentre Elly Schlein, impegnata nei Paesi Bassi al congresso dei rossoverdi europei, dialogava con Frans Timmermans, solo una manciata di parlamentari dem ha scelto di unirsi al corteo «no al riarmo», organizzato da una galassia eterogenea di sigle. Cgil, Arci, Spi, ong e una costellazione di movimenti – dai comunisti agli animalisti – hanno sfilato da Porta San Paolo al Circo Massimo, denunciando non solo il «genocidio» a Gaza ma anche la corsa agli armamenti, definita «follia» da Giuseppe Conte.
Il leader del M5S, che aveva sottoscritto la mozione con Schlein, Fratoianni e Bonelli, ha poi preso parte alla manifestazione, mescolandosi a un arcipelago di posizioni spesso inconciliabili. Tra sovietisti, trotzkisti e pacifisti radicali, il «campo rosso» ha mostrato ancora una volta le sue crepe, nonostante la partecipazione corale. Gli organizzatori hanno parlato di centomila presenze, con attivisti stesi a terra «come i morti di Gaza» e un minuto di rumore – «non di silenzio, perché i bambini non dormono, muoiono» – dedicato alle vittime.




