La Russia e lo spettro di Hormuz: gli attacchi ucraini nel Mar d'Azov bloccano le rotte del grano

La Russia e lo spettro di Hormuz: gli attacchi ucraini nel Mar d'Azov bloccano le rotte del grano
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per la Russia il Mar d'Azov rischia di trasformarsi in quello che lo Stretto di Hormuz rappresenta per il petrolio mondiale, ovvero un passaggio strategico la cui interruzione, anche solo temporanea, può avere pesanti conseguenze economiche a livello globale. È questo lo scenario delineato dopo gli ultimi raid ucraini con droni navali, che hanno costretto Mosca a sospendere il traffico attraverso una delle sue principali arterie marittime, mettendo a repentaglio non solo le esportazioni di grano ma anche i flussi di prodotti energetici essenziali per il mercato internazionale.

La guerra, ormai, si gioca anche su questo fronte liquido, dove la capacità di colpire le infrastrutture nemiche si trasforma in un'arma capace di influenzare i prezzi delle materie prime e la stabilità delle filiere logistiche.

La risposta ucraina nel Mar d'Azov e il blocco navale

La strategia ucraina, incentrata sull'uso di droni navali, ha dimostrato una notevole efficacia nel minare il controllo russo sulle acque del Mar d'Azov, un bacino la cui importanza strategica è cresciuta esponenzialmente dopo l'inizio del conflitto. Questi attacchi, mirati a ostacolare le operazioni portuali e il transito delle navi, hanno indotto le autorità di Mosca a fermare precauzionalmente il traffico, creando una vera e propria strozzatura che riecheggia le dinamiche viste in altre aree calde del pianeta.

Il blocco rappresenta un duro colpo per le esportazioni russe, costringendo le compagnie di navigazione a cercare rotte alternative o a sostenere costi assicurativi sempre più elevati, in un contesto già reso fragile dalle sanzioni occidentali e dalle tensioni geopolitiche.

Il raid notturno su Kiev e le dimissioni nel governo ucraino

Mentre la battaglia navale infuriava nel sud, la capitale ucraina è stata nuovamente teatro di violenti scontri. Una serie di esplosioni ha scosso Kiev poco dopo la mezzanotte, in seguito a un allarme dell'aeronautica ucraina che segnalava l'avvicinamento di diversi missili balistici. I testimoni hanno raccontato di aver visto diversi lampi luminosi nel cielo sopra la capitale, seguiti da una mezza dozzina di detonazioni che hanno riecheggiato per tutta la notte.

In particolare, il quartiere di Sviatochynskyi è stato duramente colpito, con un magazzino che è stato centrato in pieno, causando danni ingenti. Quest'ultimo attacco è avvenuto a poche ore dalla visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, giunta a Kiev per rafforzare i legami in materia di difesa e sicurezza, a dimostrazione di come il Cremlino cerchi di inviare segnali di forza proprio nei momenti di maggiore impegno diplomatico dell'Occidente.

In parallelo, il fronte politico interno ha registrato un importante scossone con le dimissioni del titolare della Difesa ucraino Fedorov, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha proposto Koretsky come nuovo premier, segnando un'ulteriore fase di riassetto ai vertici del potere esecutivo.

La retorica di Zelensky: «Colpiamo ovunque»

Oltre al numero degli attacchi, si alza anche il livello della retorica di guerra. Durante le celebrazioni per il giorno della statualità nazionale, che hanno visto arrivare a Kiev numerosi leader europei in segno di solidarietà, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha celebrato ed esaltato soprattutto la capacità del proprio paese di colpire nel cuore della Russia.

«Oramai non ci sono coordinate del territorio della Federazione che rimangono fuori dalla portata della nostra "giustizia"», ha detto il capo di stato, facendo esplicito riferimento alle raffinerie dell'avversario che vengono prese di mira dai droni nonostante le distanze considerevoli. Un esempio lampante è l'attacco recente ai danni di un impianto a Omsk, situato a quasi tremila chilometri dal confine, un'azione che dimostra come la portata dei raid ucraini si sia estesa ben oltre le regioni di frontiera, trasformando la guerra in un conflitto che non conosce più retrovie sicure.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.