Nucleare, via libera alla legge delega: cosa cambia su reattori, siti e scorie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile. L'Aula di Palazzo Madama ha votato con 81 favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, chiudendo l'iter iniziato alla Camera e aprendo formalmente una nuova fase per la politica energetica nazionale dopo quasi quarant'anni dall'uscita dal nucleare civile.

Cosa prevede il provvedimento

Il testo conferisce al Governo la delega per adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore, uno o più decreti legislativi che disciplinino l'intera filiera.

Il perimetro comprende la sperimentazione, la localizzazione, la costruzione e l'esercizio di nuovi impianti; la produzione di idrogeno tramite energia nucleare; la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile; la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni esistenti; la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito; nonché il riordino della governance e delle autorità di controllo.

La dotazione finanziaria iniziale ammonta a 60 milioni di euro ripartiti nel triennio 2027-2029, cui si aggiungono risorse per una campagna informativa rivolta ai cittadini.

Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato che i decreti attuativi saranno pronti entro la fine dell'anno, anticipando il termine massimo previsto dalla legge. Quanto ai tempi di realizzazione, lo stesso ministro ha indicato il 2033-34 come orizzonte per le prime centrali operanti, una stima basata sulle indicazioni ricevute da esperti e imprese del settore.

Reattori modulari e non grandi centrali

La legge esclude esplicitamente il ritorno alle grandi centrali di prima e seconda generazione. Il perimetro tecnologico ammesso riguarda esclusivamente gli Small Modular Reactor (Smr) e gli Advanced Modular Reactor (Amr), oltre alla prospettiva di lungo periodo sulla fusione nucleare. A questa impostazione la Camera aveva aggiunto un'estensione applicativa per l'impiego dei mini-reattori nel settore navale e marittimo.

Marco Ricotti, ordinario di impianti nucleari al Politecnico di Milano, ha spiegato che gli Smr sono reattori nucleari convenzionali nelle loro basi fisiche, ma con una taglia ridotta: la potenza tipica si aggira intorno ai 300-350 megawatt, contro i 1.200 di una centrale tradizionale. La costruzione avviene in fabbrica e il modulo viene poi trasportato sul sito di installazione, una modalità che secondo i sostenitori della tecnologia consente tempi più contenuti e costi inferiori.

Siti e rifiuti: le partite ancora aperte

La legge non indica alcun Comune destinato a ospitare i nuovi impianti. Il provvedimento si limita a stabilire il quadro giuridico entro cui, in una fase successiva, dovranno essere valutati i progetti e selezionati i siti. I decreti dovranno definire i criteri di localizzazione, le procedure autorizzative e le modalità di consultazione dei territori interessati.

Sul fronte dei rifiuti radioattivi, l'Italia attende da oltre vent'anni la realizzazione del Deposito Nazionale, l'infrastruttura di superficie destinata a ospitare in sicurezza i rifiuti prodotti dal decommissioning degli impianti nucleari e dalle attività mediche, industriali e di ricerca. Secondo i dati forniti da Sogin, la società pubblica incaricata della localizzazione e della gestione, il Deposito dovrà accogliere circa 95 mila metri cubi di rifiuti: 78 mila a molto bassa e bassa attività, 17 mila a media e alta attività.

Il percorso di localizzazione è iniziato nel gennaio 2021 con la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, che individua 51 aree in tutta Italia. L'entrata in funzione del Deposito è stimata per il 2039.

Il nodo delle competenze

Nel corso dell'esame parlamentare è stato approvato un emendamento che include espressamente i fisici tra le figure professionali per le quali dovranno essere disciplinate le modalità di formazione finalizzate allo sviluppo delle competenze necessarie alla filiera nucleare. La modifica integra il testo originario, che menzionava tecnici, ricercatori e ingegneri ma non i fisici.

Fabrizio Banci Buonamici, presidente dell'Associazione Italiana di Fisica Medica e Sanitaria, ha definito l'inserimento "una modifica necessaria che colma una lacuna", richiamando il patrimonio di conoscenze maturato nel campo della radioprotezione, della dosimetria e della gestione delle radiazioni ionizzanti.

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