Ok della Camera al ddl sul nucleare, Pichetto Fratin: «Fonte pulita che integra le rinnovabili»
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Redazione Interno
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Roma – Dopo anni di dibattito rimasto sostanzialmente sulla carta – se si esclude la gestione dei rifiuti radioattivi preesistenti –, la Camera dei deputati ha dato il via libero al disegno di legge delega che riscrive le regole per la produzione di energia atomica sul territorio nazionale. Il provvedimento, incardinato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è stato approvato con 155 voti favorevoli, 86 contrari e otto astenuti.
Passa ora all'esame del Senato, dove l'esecutivo confida di ottenere il via libera definitivo prima della pausa estiva per poi varare i decreti attuativi entro la fine del 2026.
«È un momento importante – ha spiegato Pichetto Fratin a margine della conferenza stampa – perché si avvia la procedura per riportare in Italia un quadro giuridico che ci permetta, a partire dal prossimo decennio, di produrre energia da fonte nucleare, che è una fonte pulita, decarbonizzata, e che va a integrare il percorso di avanzamento delle rinnovabili».
Il ministro ha poi aggiunto, rivolgendosi ai cronisti, che l’obiettivo è rendere il Paese meno dipendente dall’estero: la bolletta, ha ricordato, arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani, e il nucleare non rappresenta né una bandiera politica né una scelta ideologica, bensì uno strumento da valutare con serietà e fiducia nella ricerca.
Il cronoprogramma del governo e la tecnologia dei piccoli reattori
La legge delega, composta di cinque articoli, affida all'esecutivo il compito di adottare entro un anno uno o più decreti legislativi per disciplinare la produzione e l'utilizzo dell'energia da fonte nucleare sostenibile – secondo la definizione dell'Unione europea –, la fabbricazione del combustibile, lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e il combustibile esaurito, nonché la ricerca sulla fusione.
L'attenzione è rivolta in particolare ai cosiddetti Smr (Small modular reactors) e agli Amr (Advanced modular reactor), tecnologie di nuova generazione che il ministro ritiene profondamente diverse da quelle del passato e pensate proprio per integrarsi con le fonti rinnovabili. Se il percorso procederà secondo i tempi previsti, le prime autorizzazioni potrebbero arrivare entro la fine del decennio, con l'avvio delle produzioni nella prima metà degli anni Trenta.
Il commento di Salvini: «Obiettivo legge operativa entro l'anno prossimo»
«Molto contento – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervistato a Montecitorio –, ma l'obiettivo è avere una legge operativa che permetta agli investitori di investire sul nucleare, che è la forma di energia più pulita e più sicura in tutto il mondo, entro l'anno prossimo». L'esponente della Lega ha quindi ribadito che l'urgenza è partire, senza però aggiungere dettagli sui siti o sulle tecnologie che verranno privilegiate.
Le sue parole, rilasciate a margine del voto, confermano la spinta della maggioranza a procedere spedita nonostante le proteste delle opposizioni; tra queste, i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno esposto cartelli di dissenso e annunciato battaglie nei successivi passaggi parlamentari.
Dal canto suo, il ministro Pichetto Fratin ha voluto sottolineare come la domanda di energia sia destinata a crescere rapidamente anche per effetto dell'intelligenza artificiale, dei data center e dell'elettrificazione industriale e civile: in un mondo del genere, ha concluso, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro. Resta ora da vedere come si evolverà l'iter al Senato, dove il governo dovrà gestire gli emendamenti e tenere insieme la coalizione senza disperdere il consenso raggiunto alla Camera.




