Energia, il via libera della Ue al meccanismo Fer X sblocca 37,15 Gw di rinnovabili: Pichetto promette i bandi entro l’anno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina amministrativa si è messa in moto, sebbene resti da completare l’iter burocratico della registrazione presso gli organi di controllo, per tradurre in pratica operativa il via libera – arrivato l’8 giugno dalla Commissione europea – al decreto Fer X, quello che il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non ha esitato a definire uno “strumento strategico” per il futuro energetico del Paese.

L’esecutivo, cosciente dell’urgenza di non disperdere il momentum generato dall’approvazione di Bruxelles, punta ora a pubblicare le procedure entro dicembre, dando così continuità al meccanismo transitorio che aveva accompagnato il settore fino allo scorso anno.

Si tratta, numeri alla mano, di un intervento imponente: i 23 miliardi di euro stanziati – una cifra che rappresenta il valore potenziale degli aiuti di Stato calibrati sui contratti per differenza – andranno a sostenere l’incremento di una capacità complessiva pari a 37,15 gigawatt, equivalenti a circa il 48% dell’attuale potenza green installata in Italia.

I numeri del decreto e la suddivisione tra grandi e piccoli impianti

La suddivisione di questa mole di energia, che dovrà contribuire a colmare il gap verso l’obiettivo degli 80 Gw fissato per il 2030, segue una logica precisa studiata per non lasciare indietro né i grandi produttori né la generazione diffusa. Da un lato, troviamo una quota di 10 Gw riservata agli impianti di piccola taglia, ovvero quelli con potenza non superiore a 1 megawatt: per questi, il legislatore ha scelto di bypassare la competizione delle aste, garantendo un accesso diretto al meccanismo di sostegno con un prezzo di esercizio fissato dall’Arera.

Dall’altro lato, i restanti 27,15 Gw – la fetta più cospicua del piano – saranno invece messi a disposizione per progetti di dimensioni maggiori, che dovranno vedersela in procedure competitive trasparenti; in questo caso, l’incentivo assumerà le sembianze di un contratto per differenza a due vie (i cosiddetti CfD bidirezionali), della durata di venti anni, che premia il produttore quando il prezzo di mercato scende sotto la soglia stabilita in asta, ma lo obbliga a restituire la differenza quando il mercato è più vivace.

Il contesto: la crescita del triennio e l’autonomia energetica

Il provvedimento, che Pichetto ha ricordato essere l’ennesima conferma della volontà governativa di spingere sull’acceleratore nonostante le polemiche di segno opposto, si inserisce in una fase già caratterizzata da una crescita significativa delle fonti pulite.

Basti pensare che nell’ultimo triennio, trainati prevalentemente dal fotovoltaico, sono stati installati oltre 20 Gw di nuova potenza, portando il totale a fine 2025 a un valore complessivo di 43,5 Gw per il solare e 13,3 Gw per l’eolico; una performance, questa, che ha permesso di superare quota 83 Gw di capacità totale installata nel Belpaese.

L’approvazione di Bruxelles, come sottolineato anche dal deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, rappresenta dunque un atto dovuto per blindare l’autonomia strategica nazionale, riducendo quella dipendenza da forniture esterne di combustibili fossili che la vicepresidente esecutiva Ue Teresa Ribera ha indicato come uno dei mali da estirpare.

Le reazioni politiche e i nodi del fotovoltaico “europeo”

Non sono mancate, com’era prevedibile, le strumentalizzazioni politiche attorno al via libera, come quella del leader di Europa Verde Angelo Bonelli, che ha rivendicato il risultato come una sorta di vittoria europeista ottenuta nonostante gli steccati posti dal governo.

Una ricostruzione, quella del leader ecologista, che appare tuttavia viziata da un equivoco di fondo: i 23 miliardi di euro non sono un assegno staccato da von der Leyen, bensì un regime di aiuti (che grava sulle bollette degli italiani attraverso gli oneri di sistema) il cui decreto è stato integralmente scritto dal Ministero guidato da Pichetto.

A rendere il quadro normativo ancora più complesso, infine, sono le clausole legate al Net-Zero Industry Act, che impongono per le tecnologie solari in partecipazione alle gare il rispetto di stringenti criteri di preselezione “europei”; un aspetto, questo, che potrebbe introdurre distorsioni nel mercato e che già nel meccanismo transitorio dello scorso anno aveva rappresentato un ostacolo non indifferente per chi importa componenti da determinate aree geografiche.

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