Fer X, la svolta green: via libera Ue a 23 miliardi, Pichetto promette bandi entro l’anno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma – La macchina delle rinnovabili si mette in moto, e lo fa con una spinta poderosa arrivata dritta da Bruxelles. L’8 giugno la Commissione europea ha dato il via libera definitivo al meccanismo Fer X, uno strumento normativo che, come riporta l’agenzia Radiocor, non solo sblocca una capacità aggiuntiva di 37,15 gigawatt, ma mette sul piatto 23 miliardi di euro per sostenere la produzione elettrica pulita: un segnale concreto che l’Italia, dopo la lunga attesa per l’esame comunitario, può finalmente accelerare verso i target di decarbonizzazione.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto alla Camera durante il question time, ha annunciato che il decreto è ormai in fase di trasmissione agli organi di controllo per la registrazione; la sua entrata in vigore scatterà subito dopo la pubblicazione sul sito del dicastero, mentre i primi bandi – ha assicurato – dovrebbero vedere la luce entro la fine dell’anno.

Una partita da 37 GW e l’addio (graduale) al gas

Non si tratta di una semplice proroga tecnica, bensì di una vera e propria architettura finanziaria pensata per dare continuità ai vecchi incentivi scaduti nel 2025. Il cuore del provvedimento, come si legge nella documentazione ufficiale, è rappresentato dai "contratti per differenza bidirezionali" (CfD): un meccanismo che protegge gli investitori quando il prezzo di mercato crolla, ma che li obbliga a restituire lo scarto se le quotazioni volano troppo in alto, evitando così distorsioni a scapito dei consumatori.

Pichetto, nel suo intervento alla Camera, ha sottolineato che la misura non è fine a se stessa, ma si inserisce in un percorso iniziato nel 2023 – quando il governo ha ereditato un settore fermo – e che oggi registra una crescita record del 30% delle rinnovabili; lo stesso ministro ha ricordato che nell’ultimo triennio sono stati installati oltre 20 GW, portando il fotovoltaico a quota 43,5 GW e l’eolico a 13,3 GW entro la fine del 2025.

La sfida delle aste e la risposta ai "veti ideologici"

L’approvazione di Bruxelles, però, arriva in un clima politico incandescente, dove la transizione verde si scontra spesso con le resistenze locali. Il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, responsabile energia del partito a Montecitorio, ha accolto il via libera come un’opportunità per "sbloccare gli 80 GW al 2030", ma non ha risparmiato critiche a chi definisce "ostruzionista", accusando alcuni territori – come la Sardegna – di dichiarare inidoneo il 99% delle aree alle installazioni, mentre restano accesi impianti a carbone che appesantiscono le bollette.

Secondo Zucconi, il governo Meloni ha già invertito la rotta rispetto al passato, passando dai miseri 1,5 GW autorizzati durante l’esecutivo Conte agli oltre 22 GW sbloccati oggi, e per questo chiede che la prima asta per l’assegnazione dei nuovi incentivi venga bandita entro settembre, senza ulteriori indugi burocratici.

Il funzionamento dei bandi e la scommessa sul fotovoltaico

Sotto il profilo operativo, il Fer X definitivo prevede una suddivisione chiara: 10 GW saranno riservati agli impianti di piccola taglia (sotto 1 MW), che potranno accedere al sostegno senza passare dalle aste, mentre i restanti 27,15 GW saranno assegnati tramite gare competitive trasparenti.

Il provvedimento copre diverse fonti – eolico onshore, solare, idroelettrico e biogas – e ha ottenuto il plauso della vicepresidente esecutiva Ue Teresa Ribera, secondo la quale questo regime da 23 miliardi aiuterà l’Italia a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati dall’estero, un obiettivo diventato cruciale dopo la crisi energetica degli ultimi anni.

La partita, insomma, è appena iniziata: con le procedure di gara che si preparano a decollare e un’industria che chiede certezze per investire, il paese prova a giocarsi la carta della sostenibilità senza però dimenticare il capitolo bollette, che resta il vero termometro del consenso popolare.

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