Auto elettriche oltre il 25% in Europa, l’Italia frena al 5,9%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’elettrico compie il sorpasso decisivo sul mercato automobilistico europeo, varcando per la prima volta la soglia di un nuovo veicolo su quattro immatricolato. I dati elaborati da Dataforce e ripresi da Automotive News Europe, infatti, certificano un luglio 2026 da record per le Battery Electric Vehicles (BEV), che hanno raggiunto una quota del 25,7% nei 16 principali mercati del Vecchio Continente, con 224.266 vetture vendute.

Una crescita del 51% su base annua che ridisegna le gerarchie del settore, trainata in particolare dalla performance di due colossi come Francia e Germania, mentre l’Italia, complice anche l’esaurimento dei fondi per gli incentivi, arranca su valori che la collocano in coda alla classifica europea.

Francia e Germania accelerano, l’Italia arranca

L’andamento dei due principali mercati Ue è emblematico di una transizione che procede a velocità differenti a seconda dei Paesi. La Francia ha fatto segnare a luglio un balzo al 35% di quota BEV, con 44.378 immatricolazioni, mentre la Germania, nonostante un contesto economico complesso, ha raggiunto il 29,3% con 78.609 vetture vendute. Valori che consolidano il primato europeo dei due Paesi e che testimoniano l’efficacia delle politiche di sostegno alla mobilità elettrica.

Sul fronte opposto, l’Italia registra un dato preoccupante: la quota di mercato delle elettriche è scesa al 5,9%, un netto calo rispetto al 10,1% di giugno, a dimostrazione di quanto la fine del regime di incentivi abbia frenato bruscamente le vendite. Un dato che si allinea con le rilevazioni di E-Mobility Europe e New AutoMotive, che parlano di un’impennata dell’88,6% nei primi sette mesi dell’anno in valore assoluto, ma di una penetrazione al palo, pari al 6,5% nei primi sette mesi del 2026, ben lontana dalle medie europee.

La crescita del mercato e l’assalto dei brand cinesi

Il mercato totale delle auto nuove in Europa, che comprende anche Regno Unito, Norvegia, Islanda e Svizzera, ha chiuso il mese di luglio con una crescita del 4%, contribuendo a un incremento complessivo del 5,7% da gennaio. Un dato positivo che, tuttavia, cela un vero e proprio terremoto nelle gerarchie tra i costruttori: i marchi cinesi hanno infatti raggiunto una quota di mercato record dell’11,2%, con un incremento delle vendite del 107% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

A guidare l’avanzata è BYD, che include il marchio premium Denza, con un aumento del 150%, seguita da Chery (+202%) e dal gruppo Geely (+21%). Non solo i grandi gruppi: brand come Changan sono passati da 7 vendite a luglio 2025 a 1.249 nel 2026, mentre Xpeng prosegue il suo anno record con un +270%. Un’ascesa che sta mettendo in difficoltà i costruttori tradizionali, come dimostra il calo di Tesla (-36%), Ford (-16%) e dello stesso gruppo VW (-3%).

Le conseguenze sullo storico dell’auto e il caso Stellantis

Mentre i colossi asiatici avanzano, i marchi storici europei reagiscono con strategie diversificate, cercando di difendere le proprie posizioni nel segmento dell’elettrico. Tra i costruttori tradizionali, Fiat e Citroen hanno registrato un aumento delle vendite rispettivamente del 25% e del 16%, beneficiando dell’aumento di produzione dei modelli accessibili basati sulla piattaforma Smart Car di Stellantis.

Anche Renault ha visto crescere le proprie vendite dell’11%, spinta dal buon riscontro dei nuovi modelli elettrici come la Twingo, che si è classificata al dodicesimo posto tra le BEV più vendute, e la Renault 5 E-Tech, terza tra le elettriche con un incremento del 49%. A tenere banco, però, rimane il dato strutturale del ritardo italiano, che rischia di ampliare il gap con i partner europei, nonostante il risparmio medio di 170 euro al mese che l’elettrico garantisce rispetto al diesel secondo gli ultimi studi sul costo totale di proprietà.

Una convenienza che, allo stato attuale, non sembra ancora sufficiente a compensare il costo d’acquisto più elevato senza il sostegno delle politiche pubbliche.

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