Berlinale, il governo tedesco pronta a rimuovere la direttrice Tricia Tuttle dopo le polemiche su Gaza
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La poltrona della direttrice della Berlinale, l’americana Tricia Tuttle, al suo secondo mandato, scricchiolava in maniera preoccupante già prima della conclusione della kermesse. Era nell’aria, come avevano scritto in molti, che le tensioni politiche esplose durante la serata di premiazione avrebbero avuto conseguenze pesanti sull’assetto dirigenziale del festival. E infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano popolare Bild, il ministro della Cultura tedesco, Wolfram Weimer, avrebbe già deciso per la sostituzione della Tuttle, forte di una riunione straordinaria del consiglio di sorveglianza della società organizzatrice, la KBB, convocata per giovedì su sua stessa iniziativa -2. A spingere per un cambio al vertice, scrive il tabloid, sarebbero state le pressioni dirette del cancelliere Friedrich Merz, il quale avrebbe espresso chiaramente la necessità di voltare pagina dopo le polemiche seguite ai discorsi tenuti sul palco da alcuni cineasti vincitori -3.
Il nodo della discordia, e il motivo che avrebbe portato alla rottura tra il governo e la Tuttle, risiede nelle dichiarazioni del regista palestinese Abdallah Alkhatib, autore di Chronicles from the Siege, film premiato nella sezione riservata alle prime opere. Durante la cerimonia di consegna dei premi, Alkhatib, visibilmente emozionato, ha accusato il governo tedesco di essere “complice del genocidio in corso a Gaza da parte di Israele”, scatenando la reazione immediata del ministro dell’Ambiente presente in sala, il socialdemocratico Carsten Schneider, che ha abbandonato la platea in segno di protesta -1 -7. La posa della direttrice, ritratta in alcune fotografie qualche giorno prima insieme allo staff del film palestinese mentre alcuni di loro esibivano bandiere e kefiah, è stata giudicata inopportuna da Weimer e dai vertici politici, al punto da essere considerata una prova della sua presunta vicinanza a posizioni ritenute non allineate con la ragion di Stato tedesca, storicamente ancorata a un sostegno ferreo verso Israele -3 -6.
La Tuttle, che pure aveva cercato di navigare in acque agitatissime con l’obiettivo dichiarato di mantenere il festival come spazio di dialogo artistico, si è trovata stretta in una morsa. Da un lato, oltre ottanta personalità del cinema, tra cui Tilda Swinton e Javier Bardem, l’avevano accusata in una lettera aperta di silenzio e di censura nei confronti delle voci critiche verso Israele, rimproverandole di non aver preso una posizione chiara e netta contro quella che definivano una pulizia etnica -8. Dall’altro lato, il governo tedesco e gran parte della stampa conservatrice, come la stessa Bild, non le hanno perdonato quella che considerano una gestione troppo permissiva, se non apertamente compiacente, della piattaforma offerta ad Alkhatib e agli altri registi che hanno espresso solidarietà alla causa palestinese -1. La posa per la foto di rito con la troupe del film vincitore, un gesto che in qualsiasi altro contesto sarebbe rientrato nella normale prassi cerimoniale, è stata così interpretata come un’aggravante.
Una frattura politica che si riflette sulla governance culturale
L’iniziativa del ministro Weimer, che mira a un ricambio alla direzione artistica, rappresenta un intervento governativo diretto e piuttosto raro nella gestione di un festival che, sebbene finanziato per circa il quaranta per cento con fondi pubblici, ha sempre goduto di una sostanziale autonomia programmatica. La stessa Tuttle, intervistata durante la rassegna, aveva tenuto a precisare che dal ministero non arrivavano mai direttive specifiche su cosa dire o mostrare, rivendicando la piena indipendenza delle scelte -6. Ora, però, il clima politico è cambiato, e la nuova linea del cancelliere Merz sembra orientata a un giro di vite, anche nel settore culturale, dopo quello che viene percepito come un vero e proprio scandalo diplomatico. L’uscita di scena della direttrice, qualora venisse confermata nelle prossime ore, aprirebbe scenari complessi per il futuro della manifestazione, chiamata a bilanciare la propria identità di vetrina internazionale del cinema d’autore con le pressanti richieste di allineamento politico provenienti da Berlino.
La disponibilità al “nuovo inizio” e il nodo della successione
Secondo le ricostruzioni riportate dall’agenzia Ansa, la stessa Tricia Tuttle non si opporrebbe a un suo allontanamento, manifestando anzi una certa disponibilità a un “nuovo inizio” per il festival -3. Un atteggiamento, questo, che lascia intendere come la frattura con il governo sia ormai consumata e come non esistano più le condizioni per una prosecuzione del rapporto di lavoro. Rimane ora da capire chi potrà raccogliere un’eredità così pesante, in un momento in cui la tensione mediorientale continua a riverberare con forza in Europa e in cui la Germania, con la sua storia, si trova in una posizione particolarmente delicata nel gestire il confine tra libertà di espressione e dovere di protezione della comunità ebraica. La riunione del consiglio di sorveglianza di giovedì servirà proprio a formalizzare l’addio e a gettare le basi per il futuro prossimo della Berlinale, festival che si ritrova così a dover ripensare la propria identità a pochi mesi dalla conclusione di un’edizione che molti avrebbero voluto ricordare solo per i film in concorso.




