Un terremoto scuote la giunta Schifani, tra inchieste e pressioni alleate
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Redazione Interno
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La regione Sicilia si trova al centro di una bufera politica, il cui epicentro è situato all'interno dello stesso schieramento di centrodestra che sostiene l'esecutivo. La giunta regionale, convocata d'urgenza dal presidente Renato Schifani, ha deliberato di adottare una serie di provvedimenti nei confronti di figure della burocrazia e di suoi affiliati, tutti coinvolti nell'ultima inchiesta della magistratura che vede come figura principale il segretario dimissionario della Dc, Totò Cuffaro. "Palazzo d’Orleans – come riportava un lancio dell’agenzia Ansa di qualche giorno fa – segue con doveroso riserbo istituzionale ma con rigorosa attenzione l’evoluzione della vicenda", una presa di posizione ufficiale che cerca di mascherare la gravità della crisi in atto, mentre le premesse per una soluzione rapida non appaiono affatto confortanti.
Le decisioni imminenti di Schifani
Ai pochi giornalisti che sono riusciti a intercettarlo, Renato Schifani ha annunciato l’intenzione di rompere gli indugi, dichiarando: “In mattinata prenderò i primi provvedimenti sulla giunta”. Oltre a questo annuncio, peraltro, non è filtrato molto altro, sebbene appaia concretamente possibile la revoca degli incarichi assegnati agli assessori della Dc Andrea Messina, che guida il dicastero degli Enti Locali, e Nuccia Albano, titolare del Lavoro. Una mossa, questa, che corrisponderebbe alle richieste avanzate da giorni dal principale alleato di governo, Fratelli d’Italia, il quale esercita una pressione costante per un rimpasto che possa isolare le parti più compromesse dallo scandalo.
La proposta radicale e le critiche interne
Sul fronte delle reazioni, non mancano voci che spingono per soluzioni ancora più drastiche, come quella lanciata da Lombardo, il quale ha proposto di “azzerare” completamente la giunta per dare un segnale di discontinuità. Dall'altro versante politico, invece, si è scatenata una polemica che ha lacerato il centrosinistra, con un intervento a dir poco caustico dell’ex parlamentare europeo e presidente della commissione regionale antimafia, Claudio Fava. Attraverso un post dai toni molto critici, intitolato “servo suo”, Fava ha messo in discussione i “titoli morali” che avrebbe il centrosinistra siciliano per pretendere le dimissioni dell’esecutivo guidato da Schifani, definendo il suo stesso partito come “infeudato”, in una presa di distanza netta che ha raccolto un ampio numero di consensi e condivisioni.
Il peso delle inchieste giudiziarie
Lo scenario complessivo, che continua a evolversi senza che si possa ancora intravedere un approdo definitivo, rimane profondamente segnato dalle indagini della magistratura, le quali – come spesso accade nella storia recente dell'isola – agiscono da detonatore per crisi di governo di notevole portata. L’attenzione rimane quindi focalizzata sulle prossime mosse del presidente, il quale si trova a dover navigare in un mare agitato da contrapposti interessi politici e da un’opinione pubblica sempre più attenta agli sviluppi di un’inchiesta che tocca da vicino i partiti di maggioranza.




