Putin promette ritorsioni per l’attacco al dormitorio di Starobilsk; Rubio: “Preoccupati per le accuse ai baltici”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La rappresaglia russa, annunciata direttamente da Vladimir Putin, sarebbe ormai imminente: il presidente del Cremlino ha puntato il dito contro Kiev per un bombardamento notturno che, come riporta la BBC citando le sue dichiarazioni, avrebbe provocato sei morti e trentanove feriti in un dormitorio studentesco di Starobilsk, nella regione occupata di Luhansk. A questi numeri, drammatici ma parziali perché ancora soggetti a verifica sul campo, si aggiungerebbe un elenco di quindici dispersi – una circostanza che, nelle dinamiche dei conflitti moderni, alimenta inevitabilmente la tensione su eventuali scambi di accuse tra le parti. Putin, parlando in un contesto ufficiale poi ripreso dalle agenzie, ha definito l’azione ucraina un attacco deliberato contro civili e infrastrutture non militari, senza però fornire prove immediate a sostegno di questa tesi; e ha promesso una “risposta dura”, senza specificarne però né i tempi né la natura.

Dall’altra parte della linea del fronte, la versione ucraina ribalta completamente il quadro: fonti militari di Kiev smentiscono categoricamente l’esistenza di un raid mirato contro un edificio residenziale o scolastico, sostenendo invece che i propri sistemi avrebbero colpito “un comando militare” russo nella stessa area. Questa divergenza, che per i pochi osservatori indipendenti ancora presenti sul terreno rappresenta un classico caso di “guerra narrativa” tanto violenta quanto quella combattuta con le armi, rende quasi impossibile una ricostruzione immediata e condivisa dell’accaduto. L’unico dato certo, al momento, resta l’annuncio del Cremlino di preparare una rappresaglia – una mossa che, se confermata, potrebbe inasprire ulteriormente un conflitto già privo di tregue significative.

Il nodo baltico e le preoccupazioni di Rubio

Sul fronte diplomatico, intanto, il segretario di Stato americano Marco Rubio – che opera ormai da più di un anno sotto la presidenza Trump, rieletto e stabilmente alla Casa Bianca – ha voluto esprimere “preoccupazione” per le recenti accuse mosse da Mosca nei confronti dei Paesi baltici. L’espressione, asciutta ma carica di implicazioni geopolitiche, è stata pronunciata in un contesto non ancora dettagliato dai comunicati ufficiali; eppure, in un’area così sensibile come il fianco orientale della Nato, ogni insinuazione russa su presunte attività ostili da parte di Estonia, Lettonia o Lituania viene letta come un possibile preludio a provocazioni ibride. Rubio non ha aggiunto particolari né citato documenti, limitandosi a prendere atto di un’escalation verbale che alcuni analisti considerano funzionale a distrarre l’attenzione dalle difficoltà russe sul terreno ucraino.

Incendio alla sottostazione Dniprovska e centrale nucleare a rischio

Un altro episodio, strettamente legato alle infrastrutture critiche del paese, ha allarmato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea): venerdì le autorità ucraine hanno segnalato un incendio scoppiato alla sottostazione elettrica di Dniprovska, un impianto da 750 kilovolt, causato – a loro dire – da “attività militari”. Le fiamme, che i vigili del fuoco stanno ancora domando secondo l’ultimo aggiornamento dell’Aiea, hanno provocato la parziale disconnessione di una centrale nucleare dall’alimentazione esterna: un guasto di questo genere, se protratto, potrebbe mettere a rischio i sistemi di raffreddamento e innescare scenari di sicurezza imprevedibili, anche se per ora gli organismi di controllo parlano di situazione “sotto monitoraggio” senza allarmismi.

Zelensky rivendica un colpo a 1.700 km: impianto chimico militare colpito in territorio russo

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel frattempo, ha annunciato un’operazione a lunghissimo raggio che sembra pensata per dimostrare la capacità di penetrazione dei propri servizi oltre i confini nemici. Parlando in un intervento pubblico, Zelensky ha dichiarato che i servizi di sicurezza ucraini avrebbero centrato “un impianto chimico militare russo” situato nella regione di Perm, a circa 1.700 chilometri dalla linea di confine. “Sono grato ai servizi di sicurezza ucraini – ha detto testualmente – per aver colpito una delle principali imprese del complesso militare-industriale russo”. Non ci sono immagini indipendenti del sito colpito, né reazioni immediate da parte del ministero della Difesa di Mosca; ma l’annuncio, per quanto difficilmente verificabile sul campo, rappresenta un chiaro messaggio di forza in vista del prossimo vertice Nato. Zelensky, invitato al vertice di Ankara previsto per luglio, ha già fatto sapere che ci sarà – come già accaduto lo scorso anno all’Aia – confermando la volontà di mantenere alta l’attenzione occidentale sull’alleanza con Kiev.

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