Il patrimonio nascosto di Altman e l’eredità contesa: i segreti del processo che scuote OpenAI
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Redazione Economia
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La lunga faida tra due colossi della tecnologia, quella che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman, ha trovato nei giorni scorsi il suo palcoscenico più crudo in un’aula di tribunale, lontano dai comunicati stampa e dalle dichiarazioni sui social. La causa intentata da Musk nel lontano 2024 – ormai in piena fase processuale – sta restituendo un racconto frammentario ma prezioso della storia travagliata di OpenAI, un’organizzazione nata come laboratorio di ricerca no-profit e oggi trasformatasi in una macchina da guerra capitalistica del valore di centinaia di miliardi di dollari.
I milioni (e i miliardi) svelati dal banco dei testimoni
È proprio dalla testimonianza diretta di Sam Altman, ascoltata in queste ore nell’aula della corte federale di Oakland, che emergono le rivelazioni più imbarazzanti per l’attuale amministratore delegato di ChatGPT. Interrogato dagli avvocati di Musk – che lo accusano di aver tradito la missione filantropica originaria – Altman ha dovuto ammettere pubblicamente di possedere partecipazioni personali per un valore che supera i 2 miliardi di dollari in società che, guarda caso, intrattengono rapporti commerciali molto stretti con OpenAI. Tra queste spicca Helion Energy, un’azienda attiva nel settore della fusione nucleare, della quale Altman detiene circa un terzo, valutato 1,65 miliardi di dollari. Un conflitto di interessi, quello emerso, talmente palese che persino gli ex membri del consiglio di amministrazione hanno riferito di essersi sentiti a disagio di fronte alle pressioni per siglare accordi energetici con una società di cui il loro capo era il principale azionista.
La lista fornita dal legale di Musk, Steven Molo, ha evidenziato un vero e proprio labirinto finanziario: si va dai 632 milioni di Stripe fino ad arrivare a colossi come Reddit, passando per investimenti in Cerebras, l’azienda produttrice di chip che OpenAI avrebbe in programma di finanziare con decine di miliardi. Di fronte a queste cifre, il patrimonio netto del fondatore, stimato oggi in oltre 4 miliardi, appare come la logica conseguenza di una strategia di “intreccio” commerciale tra la sua creatura e i suoi portafogli personali. Non è solo Altman, però, ad aver visto lievitare la propria ricchezza personale grazie alla trasformazione dell’azienda. Il processo ha svelato l’esistenza di nuovi miliardari: Ilya Sutskever, altro cofondatore che fu protagonista del tentato golpe del 2023 contro Altman per poi fare marcia indietro, ha dichiarato di possedere una quota in OpenAI valutabile intorno ai 7 miliardi di dollari. Numeri che dipingono un quadro lontanissimo dall’idea originaria di un’intelligenza artificiale gratuita e a beneficio dell’umanità.
Il piano di Musk per l’eredità digitale: il controllo ai figli
L’udienza, che ha visto per la prima volta Altman rispondere di persona dalle accuse, ha però restituito anche il racconto opposto, quello di chi sostiene di aver dovuto difendere l’azienda dalle mire egemoniche del suo stesso fondatore. La tensione, stando alla deposizione rilasciata da Altman, sarebbe esplosa quando Musk iniziò a premere per avere il controllo totale e perpetuo sulla società. Il racconto, riferito dall’imputato, è di una crudezza quasi surreale: alla domanda su cosa sarebbe successo di OpenAI dopo la sua morte, Musk avrebbe risposto senza esitazione che il controllo sarebbe dovuto passare ai suoi stessi figli. Un’ipotesi, quella di una “eredità dinastica” dell’intelligenza artificiale, che secondo Altman rappresentava esattamente l’opposto della filosofia per cui la startup era stata fondata, ovvero impedire che l’AGI potesse finire sotto il potere di una singola persona o di una singola azienda.
In sostanza, l’accusa che OpenAI muove attraverso i propri legali è chiara: Musk vuole essere risarcito e vuole annientare i rivali solo perché, dopo aver abbandonato la nave, ha visto il proprio ruolo ridimensionato e la propria xAI scavalcata dal successo planetario di ChatGPT. A deporre in questo senso, seppur indirettamente, è stato nei giorni scorsi anche l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, il quale ha difeso l’operato del colosso di Redmond sottolineando come, senza il loro investimento, il progetto sarebbe probabilmente fallito o sarebbe rimasto irrilevante.
L’archivio segreto di Sutskever e la presunta “caccia alle streghe”
Proprio la figura di Ilya Sutskever, come accennato, resta centrale per comprendere le spaccature interne che hanno lacerato il gruppo fin dal principio. Sebbene oggi Sutskever possieda una fortuna multimiliardaria legata all’azienda, la sua testimonianza ha rivelato un clima di sospetto e tensione che covava sotto la cenere ben prima dell’arrivo dei grandi capitali. L’ex capo scienziato ha infatti dichiarato di aver speso circa un anno a raccogliere prove su quelli che descriveva come i comportamenti menzogneri di Altman, arrivando a stilare un dossier di 52 pagine consegnato al vecchio consiglio di amministrazione. In quelle pagine, Altman veniva descritto come una persona incline a mettere i dirigenti gli uni contro gli altri e a fornire informazioni distorte per consolidare il proprio potere. Una testimonianza pesante, seppur accompagnata dal pentimento di Sutskever per aver partecipato al tentativo di rimozione del 2023, giustificato dalla volontà di non veder distrutta la società che aveva contribuito a creare.
È su questo crinale che si gioca la partita giudiziaria più sottile: da un lato, i querelanti tentano di dimostrare che Altman ha utilizzato OpenAI come un bancomat personale e una leva di potere, nascondendo i propri conflitti di interesse dietro una facciata no-profit; dall’altro, la difesa sostiene che Musk stia semplicemente cercando di uccidere un rivale per fame, incapace di accettare che l’intelligenza artificiale possa progredire senza il suo controllo diretto. Intanto, la giuria è chiamata a districarsi tra mail lette in aula, messaggi privati e l’eloquente eloquio dei miliardari, senza che nessuno, al momento, sia in grado di dire se questo scontro contribuirà a fare chiarezza o getterà solo nuova ombra sul futuro della tecnologia più discussa del nostro tempo.




