Il duello dei miliardari in tribunale: Altman svela le carte, Sutskever e Brockman rivelano i patrimoni nel processo tra Musk e OpenAI

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Redazione Economia Redazione Economia   -   OAKLAND. L’aula del tribunale federale di Oakland, in California, si è svuotata lentamente dopo l’ennesima udienza infuocata che vede contrapposti due dei più potenti magnati della Silicon Valley. I dirigenti di OpenAI, il presidente Greg Brockman e il co-fondatore (nonché ex capo scienziato) Ilya Sutskever, sono stati visti lasciare l’edificio al termine di una deposizione che ha gettato nuova luce sulle reali dinamiche economiche e di potere all’interno dell’azienda madre di ChatGPT. L’udienza, parte del maxi-processo intentato da Elon Musk nel 2024, ha rappresentato una sorta di spartiacque, laddove le dichiarazioni rese sotto giuramento hanno iniziato a scalfire la patina di filantropia tecnologica che per anni aveva avvolto il progetto.

La ricostruzione di Altman e la presunta volontà di Musk di lasciare l’Ai in eredità

Per la prima volta da quando la causa è stata depositata, Sam Altman, l’amministratore delegato di OpenAI, ha preso la parola difendendosi dalle accuse di aver tradito la missione originale dell’impresa. La sua testimonianza ha ridisegnato i contorni di una faida che affonda le radici nel lontano 2015, quando Musk era uno dei principali finanziatori della startup no-profit. Altman ha raccontato un retroscena destinato a fare discutere, ovvero che Musk, lungi dal voler preservare l’ente di ricerca puro, avrebbe insistito per ottenere il controllo assoluto della società; nel dettaglio, avrebbe richiesto inizialmente il 90% delle quote. La tensione, secondo quanto riportato in aula, è salita alle stelle quando, alla domanda su chi avrebbe dovuto ereditare questo potere dopo la sua morte, il fondatore di Tesla e SpaceX avrebbe risposto con l'intenzione di lasciare l’intero ecosistema in eredità ai propri figli. Queste affermazioni, ovviamente contestate dalla controparte, servono ad Altman per dimostrare come la trasformazione in chiave profit non fosse un’eresia ma una tappa inevitabile, osteggiata da Musk solo dopo che questi non era riuscito a garantirsi il dominio esclusivo del settore.

Finanze e miliardi nascosti: lo scontro si sposta sui patrimoni personali

Ciò che però ha maggiormente catturato l’attenzione degli osservatori, al di là delle scaramucce verbali, è la trasparenza forzata sui conti correnti dei protagonisti. Nel crogiuolo del processo, spinto dagli avvocati di Musk, è emerso un dettaglio di straordinaria rilevanza riguardante lo stesso Sam Altman, il quale ha dovuto ammettere di possedere partecipazioni personali per oltre 2 miliardi di dollari in società strettamente legate a OpenAI. Tra questi investimenti spicca una quota da 1,65 miliardi di dollari nella società energetica Helion Energy; un interesse diretto che, sommandosi ad altre voci, porta il patrimonio personale del numero uno di ChatGPT ben oltre la soglia dei 4 miliardi di dollari. Se Altman ha mostrato le sue carte, Ilya Sutskever ha stupito il pubblico dichiarando il valore della sua fetta di torta in OpenAI: una cifra che si aggira attorno ai 7 miliardi di dollari. Non è da meno Greg Brockman, la cui ricchezza personale legata all’azienda viene stimata dagli atti in una forbice che oscilla tra i 20 e i 30 miliardi.

Le liste dei rapporti commerciali e la strategia della difesa

L’avvocato di Musk, Steven Molo, ha condotto un interrogatorio serrato, mettendo sul tavolo un elenco dettagliato di nove diverse realtà imprenditoriali. In questa lista, che sembra essere il fulcro della strategia legale volta a dimostrare il conflitto d’interessi sistematico, figurano nomi noti come Stripe e Reddit affiancati a realtà tecnologiche di nicchia come Cerebras. L’obiettivo della difesa di Musk è chiaro: dimostrare che Altman, Brockman e Sutskever hanno utilizzato la piattaforma no-profit originaria come un trampolino di lancio per costruire un impero di holding personali, arricchendosi grazie ai contratti di fornitura e consulenza stipulati con la stessa OpenAI. Le tre parti si sono difese sostenendo la legittimità degli accordi commerciali, ma la mole di documenti depositati in cancelleria suggerisce che il giudice Yvonne Gonzalez Rogers avrà bisogno di settimane per sbrogliare la matassa di queste comproprietà incrociate. Ciò che appariva come una battaglia ideologica sulla “Ai a beneficio dell’umanità” si sta quindi trasformando in un giudizio contabile sui 38 milioni di dollari donati da Musk nel 2015, una somma che, se investita nella creatura odierna varrebbe centinaia di miliardi, e sul presunto abuso di fiducia che ne sarebbe derivato.

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