Lo spread ai minimi storici: i meriti dell’Italia e il rallentamento tedesco
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Redazione Economia
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Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi ha toccato ieri livelli che non si vedevano dal 2010, scendendo fino a 88 punti base durante la seduta, prima di chiudere leggermente in rialzo a quota 90. Un dato che, seppure non eccezionale nella chiusura, conferma una tendenza ormai consolidata: l’Italia gode di una fiducia crescente da parte dei mercati, mentre la Germania – tradizionale punto di riferimento per la stabilità europea – mostra segni di affanno.
Il differenziale, che durante la crisi dei debiti sovrani aveva superato i 500 punti, oggi riflette un contesto economico profondamente mutato. Da un lato, il governo Meloni ha ottenuto il sostegno degli investitori grazie a politiche fiscali prudenti e a un’immagine di stabilità, cosa che ha contribuito a ridurre la percezione del rischio paese. Dall’altro, l’economia tedesca, da tempo in stagnazione, non offre più quel margine di sicurezza che in passato rendeva i suoi titoli di Stato un rifugio indiscutibile.
Se il rendimento del decennale italiano è salito lievemente al 3,45%, quello tedesco – pur restando tra i più bassi d’Europa – non riesce a compensare il calo di attrattività dovuto alle difficoltà industriali e alla debole crescita. I mercati, che pure continuano a considerare il Bund un asset solido, sembrano aver premiato l’Italia per la sua capacità di tenere sotto controllo il debito pubblico senza ricorrere a manovre shock, evitando così tensioni sui tassi.




