Nuova impennata dei carburanti, il diesel ai massimi da luglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I prezzi dei carburanti, dopo un periodo di relativa calma, hanno ripreso a salire con decisione, spingendo il diesel verso livelli che non si registravano da quattro mesi. Il gasolio, infatti, tocca ora 1,676 euro al litro, un valore che non si vedeva da luglio, mentre anche la benzina conferma un andamento altrettanto positivo, sebbene in misura leggermente inferiore. Questa nuova ondata di rincari, che sta interessando la rete nazionale, è il risultato diretto dei ritocchi al rialzo applicati negli ultimi giorni dalle principali compagnie di distribuzione; alcune di esse, come Ip, hanno aggiornato i listini nel fine settimana, aggiungendo un centesimo al prezzo della benzina e due a quello del diesel, il che non fa che alimentare una spirale di costi sempre più pesante.

Le mosse delle compagnie e la reazione delle imprese

I prezzi medi praticati, specialmente quelli del gasolio, continuano a crescere per effetto delle decisioni degli operatori, i quali, complici le dinamiche dei mercati internazionali, hanno avviato una serie di aumenti consecutivi. A questa situazione già tesa, si aggiunge l’apprensione del mondo dell’autotrasporto, il quale, attraverso la Cna, ha espresso forte preoccupazione per una misura contenuta nella Legge di Bilancio. La norma in questione, che mira a un progressivo allineamento delle accise sul gasolio a quelle della benzina, rischia di gravare in modo significativo sulle micro, piccole e medie imprese del settore, molte delle quali faticano a reggere l’urto del caro-carburanti e del contemporaneo rallentamento della domanda.

Il contesto normativo e le sue possibili ripercussioni

La scelta del Governo di incrementare la pressione fiscale sul gasolio, se da un lato risponde a esigenze di bilancio e di armonizzazione, dall’altro potrebbe avere effetti controproducenti su un comparto già in affanno. Le imprese, che costituiscono la spina dorsale della logistica nazionale, si trovano infatti a dover fronteggiare costi operativi in continua ascesa, i quali, a loro volta, finiscono per riflettersi sui prezzi finali dei beni trasportati, innescando un circuito inflattivo del quale, alla fine, risentono tutti. È un meccanismo perverso, che rischia di aggravare ulteriormente le condizioni di aziende e famiglie, le quali vedono erodersi il proprio potere d’acquisto a ogni nuovo balzo del costo dell’energia.

La dinamica dei prezzi e lo scenario attuale

Il balzo in avanti del diesel, che ha raggiunto i massimi da oltre quattro mesi, segna una netta inversione di tendenza dopo un periodo di stabilità dei costi alla pompa. Le ragioni di questa impennata, che in alcune aree autostradali spinge il valore della benzina oltre la soglia psicologica dei due euro, sono molteplici e riconducibili a fattori sia interni che internazionali, i quali, intrecciandosi, rendono complessa qualsiasi previsione sull’evoluzione del mercato nel breve periodo. Quel che è certo è che gli effetti si fanno sentire su più fronti, aumentando la pressione sulle attività economiche e sulle tasche dei cittadini, i quali devono fare i conti con un pieno che costa sempre di più.

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