La prua che trema: uno squalo mako ferito semina il panico tra i pescatori al largo di Gallipoli
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Redazione Interno
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C’era il mare che sembrava un olio, quel sabato pomeriggio, e la routine tranquilla di una battuta di pesca al largo di Gallipoli. A circa cinque miglia dalla costa, però, la quiete è stata squarciata da un tonfo secco, innaturale, capace di far vibrare l’intero scafo di un motoscafo; il motivo di quell’urto, scoperto poco dopo, era un grosso esemplare di squalo mako. L’animale, spiegano le prime ricostruzioni basate anche sui racconti dei diretti interessati, ha puntato la prua con violenza, forse confuso dal colore dell’imbarcazione o disturbato dal rombo dei fuoribordo, scatenando il terrore tra i diportisti che si trovavano a bordo.
Un racconto virale tra adrenalina e smarrimento
Ad immortalare quei secondi di autentica apprensione è stato Giuseppe Zacà, uno degli occupanti del natante, che ha diffuso sui social un video destinato a diventare rapidamente virale; la sua testimonianza restituisce con crudezza la violenza dell’incontro. “Con un movimento improvviso e potente – ha scritto nel post che accompagna le immagini – ha cambiato direzione e ha colpito sotto la barca”. Un attimo dopo, descrive l’uomo, un tonfo accompagnato da una vibrazione che è salita dalle scarpe fino alla testa, mentre la prua sobbalzava e il motore emetteva un rumore metallico, simile a quello di una mazzata inferta sul dritto di prua. Per un istante – racconta ancora Zacà – nessuno a bordo ha osato respirare, in quello strano limbo tra lo stupore e la paura primitiva che paralizza quando ci si rende conto di non essere più al comando.
Il dettaglio della ferita e una possibile mole di nervosismo
Un elemento, emerso successivamente dalle analisi del filmato e dalle testimonianze visive, ha aiutato a spiegare – almeno in parte – la reazione del predatore. L’esemplare, che gli esperti dei grandi predatori marini identificano come un mako adulto di dimensioni notevoli, presentava una vistosa ferita localizzata subito dopo la pinna dorsale, un taglio profondo o un graffio che si estendeva tra la pinna e la coda. Questa circostanza, unita allo stress provocato dal rumore del motore dell’imbarcazione, potrebbe averne scatenato l’aggressività, trasformando un incontro fortuito in un vero e proprio attacco alla parte anteriore dello scafo; l’animale, in altre parole, non cercava tanto preda, quanto reagiva a uno stimolo percepito come minaccioso in un momento di vulnerabilità.
Il ritorno dei grandi predatori nel Salento
Non ci sono state, va detto, conseguenze fisiche per i diportisti – nessun ferito, nessuna caduta in mare – ma l’episodio riporta prepotentemente l’attenzione su un fenomeno che non è del tutto nuovo per queste acque. Già nell’agosto dello scorso anno, per esempio, un altro squalo mako era stato avvistato nel mare del Salento, precisamente al largo di Porto Cesareo, anche se quell’esemplare era di dimensioni decisamente più ridotte. La novità, in questo caso, risiede proprio nelle proporzioni del musone e nella sua decisione di colpire attivamente la parte anteriore della barca, un comportamento che gli ittiologi giudicano anomalo per una specie che generalmente tende a evitare il contatto diretto con le imbarcazioni. E mentre il video continua a fare il giro del web, la comunità marinara del basso Salento si interroga sulla presenza di questo superpredatore, che dopo aver girato intorno allo scafo per qualche secondo, è lentamente sparito nel blu, lasciandosi alle spalle uno scafo intatto ma un equipaggio profondamente scosso e un mare che, d’ora in poi, avrà un fascino un po’ più torbido.




