Il deputato Avs Borrelli e l’immagine della premier Meloni creata con l’intelligenza artificiale: bufera sul post per il referendum

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A una settimana esatta dall’apertura delle urne per il referendum confermativo sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, la campagna elettorale si accende sui social con toni che travalicano il consueto confronto politico, sollevando più di una polemica. L’ultimo caso, in ordine di tempo, vede protagonista Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, noto per il suo impegno su problematiche socio-economiche che riguardano Napoli e per la sua attività di denuncia contro le mafie, che gli è valsa anche una scorta. Il parlamentare, nella giornata del 15 marzo, ha infatti pubblicato sui suoi profili social un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale, nella quale la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, viene ritratta in una sorta di stanza d’ospedale, con le sbarre alle finestre, indosso una camicia di forza e lo sguardo volutamente perso e assente. La didascalia dell’elaborazione grafica affida a un medico presente nell’inquadratura una domanda: “E dimmi Giorgia, questi magistrati che liberano spacciatori e pedofili sono qui in questa stanza con noi?”.

Il riferimento, ed è qui che si innesta la genesi del post, è direttamente collegato alle parole pronunciate dalla presidente del Consiglio lo scorso 12 marzo a Milano, durante un evento al teatro Parenti organizzato per promuovere il voto favorevole alla riforma. In quell’occasione, Meloni, nel difendere la riforma costituzionale che prevede tra l’altro la separazione delle carriere dei magistrati, aveva affermato che, in caso di mancata conferma della riforma da parte del elettorale, si sarebbero potuti trovare “magistrati ancora più negligenti che fanno carriera” e, con un passaggio che ha fatto discutere, aveva aggiunto che questo avrebbe potuto portare a decisioni “sulla pelle dei cittadini”, con “immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza”.

La replica dei deputati di Fratelli d’Italia: “Non è satira, è linguaggio da hater”

L’iniziativa social del deputato di AVS non è passata inosservata, scatenando immediate reazioni e critiche, in particolare dai banchi della maggioranza. A intervenire per primo è stato Antonio Baldelli, deputato di Fratelli d’Italia, che ha duramente contestato il metodo e la sostanza del messaggio veicolato dall’immagine. Secondo Baldelli, rappresentare il presidente del Consiglio come un “caso psichiatrico” in una stanza con uno psichiatra in visita, esula completamente da ciò che dovrebbe essere la dialettica politica, basata sul confronto delle idee e delle proposte per il Paese. La definizione usata dal parlamentare di FdI è netta: “Non è satira né critica politica – ha dichiarato – è semplicemente linguaggio da hater”. Ciò che più sorprende, ha aggiunto, è che a utilizzare un registro comunicativo tipico dei “leoni da tastiera” sia un parlamentare della Repubblica, dal quale ci si aspetterebbe “serietà e responsabilità”, e non attacchi personali che denoterebbero, a suo dire, immaturità politica.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espressa anche Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, che ha chiesto a Borrelli il ritiro immediato del post e delle scuse pubbliche. Montaruli ha parlato di “squallide caricature” e di un gesto inaccettabile, che nulla ha a che fare con la legittima critica politica. Le sue parole hanno sottolineato quello che viene percepito come un paradosso: una sinistra che, a suo giudizio, combatte a parole certi fenomeni, ma poi finisce per utilizzare gli stessi strumenti per colpire l’avversario, rivelando una mancanza di argomenti sostanziali sul merito della riforma della giustizia e sulla gestione di temi come l’immigrazione. L’auspicio, espresso dalla vicecapogruppo, è che gli italiani possano esprimere il proprio voto concentrandosi sul contenuto della riforma e non lasciandosi influenzare da quella che viene definita una campagna d’odio.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale e i confini della satira politica

Oltre al merito politico della contesa referendaria, la vicenda riapre incidentalmente il dibattito sui confini della satira e sull’utilizzo sempre più frequente di immagini artefatte, create con software di intelligenza artificiale, nella comunicazione politica e nello scontro quotidiano. La tecnologia, in questo caso, è stata utilizzata per confezionare un messaggio visivo forte, che mira a colpire l’avversario non tanto sulle sue idee, quanto sulla sua presunta salute mentale e sulla sua capacità di discernere la realtà, rappresentata appunto dalle figure evocate nel suo stesso discorso pubblico. È un filone, questo, che ha già visto altri esempi negli ultimi mesi, in cui la manipolazione digitale delle immagini – dai fotomontaggi più artigianali a creazioni iperrealistiche – viene impiegata per amplificare la presa del messaggio politico, spesso a discapito della veridicità e del rispetto della dignità della persona ritratta. La critica che emerge da più parti, anche al di là dello schieramento partitico, riguarda proprio l’opportunità di usare la malattia mentale come espediente narrativo per delegittimare un avversario, un terreno scivoloso che rischia di banalizzare temi seri e di inasprire ulteriormente un clima politico già di per sé incandescente a pochi giorni dall’appuntamento elettorale.

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