Il dio dell’amore, Marchioni e Ragonese tra le crepe del presente: i film al cinema e le serie in arrivo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un dio che non consola, non educa, non salva. Un dio capriccioso e bambinesco, quello che Francesco Lagi ha scelto di far precipitare tra le rovine di Roma e quelle, più silenziose e insidiose, delle nostre relazioni contemporanee. È da oggi al cinema “Il Dio dell’Amore”, pellicola che parte dall’intuizione antica di Ovidio – quel poeta che amava autodefinirsi “autore di best seller sempreverdi” – per restituirne l’eterna attualità in un racconto corale. Il tono, a giudicare dalla sinossi e dalle prime anticipazioni, si muove su un crinale sottile: ironico e sorridente in superficie, ma capace di scavare in profondità con venature decisamente amare, mentre disegna un’umanità impelagata nel caos dei sentimenti che da sempre ci agitano e ci meravigliano. Nel cast, a dare volto e sostanza a questi destini sentimentali che s’intrecciano, ci sono Vinicio Marchioni e Giulia Ragonese, affiancati da un gruppo di interpreti – tra cui Ada, Filippo, Pietro, Silvia, Arianna, Linda, Jacopo ed Ester – le cui esistenze sembrano obbedire ai capricci di una divinità capricciosa. Non si tratta di un’educazione sentimentale, bensì di un’esplorazione: dei modi in cui ci si ama, ci si sfiora, si entra in contatto con l’altro, magari sbagliando, magari finendo per somigliare a quel dio che ci condanna a continui sbalzi d’umore più di quanto vorremmo ammettere. Giuseppe Ghigi, sulle pagine de Il Gazzettino, ha dedicato alla pellicola una rassegna stampa che sottolinea proprio questa capacità di Lagi di calare l’antico nelle crepe del presente, accompagnando gli intrecci amorosi con lo sguardo lieve ma pungente di chi sa che l’amore è un vento definitivo e incasinato, capace di scompigliare i capelli e l’anima con la stessa prepotenza.
Peaky Blinders e il ritorno del vichingo: i titoli che accendono le sale
Se “Il Dio dell’Amore” si propone come un’indagine sull’imprevedibilità dei legami contemporanei, il resto delle prime visioni in arrivo al cinema e sulle piattaforme digitali sposta l’attenzione su registri narrativi radicalmente diversi. Tra i titoli più attesi spicca “Peaky Blinders – The Immortal Man”, trasposizione cinematografica della celebre serie che promette di allargare l’universo criminale Shelby oltre i confini già esplorati in televisione. Nelle stesse settimane arriva anche “Mio fratello è un vichingo”, pellicola che vede protagonista un Mads Mikkelsen in veste di guerriero nordico, confermando ancora una volta il fascino dell’attore danese per ruoli di potenza fisica e introspezione silenziosa. Sul fronte opposto ma complementare, si segnala “Don Chisciotte”, nuova rilettura del mito letterario firmata da un regista che si misura con la follia visionaria del cavaliere dalla triste figura, mentre “Cattiva strada” e “Non è la fine del mondo” completano un quadro di uscite che spaziano dal dramma intimo alla commedia esistenziale. Non mancano incursioni nel genere horror: “Ti uccideranno” e “Gold” rappresentano due facce della stessa medaglia, mescolando satira e tensione in un impasto volutamente destabilizzante, con Zazie Beetz a farsi interprete di un orrore che graffia la realtà senza mai lasciarla uscire di scena del tutto.
Tra drammi giudiziari e horror satirico: l’offerta delle piattaforme
La novità digitale più sa, quella che probabilmente catalizzerà l’attenzione degli abbonati allo streaming, è rappresentata da “Mercy – Sotto accusa”, thriller giudiziario che costruisce la sua tensione attorno ai meccanismi opachi della giustizia. Un Titolo, questo, che si inserisce in un filone narrativo di grande presa sul pubblico, quello delle inchieste processuali, e che si affianca a “Hamnet – Nel nome del figlio”, pellicola che esplora il dolore privato di una famiglia intrecciato alla genesi di un capolavoro shakespeariano. La varietà dei generi, in questa tornata di uscite, sembra voler intercettare un pubblico ampio: c’è spazio per la ricostruzione storica, per la commedia corale e per quella vena satirica che “Ti uccideranno” e “Gold” declinano in chiave horror, spingendosi fino ai confini del grottesco. Il dato comune, al di là delle differenze di registro, è una certa attenzione per i meccanismi di potere – siano essi quelli affettivi, criminali, giudiziari o letterari – e per il modo in cui essi modellano i corpi e le scelte dei personaggi. Un’attenzione che Lagi, nel suo “Il Dio dell’Amore”, aveva già centrato con lo sguardo rivolto alle rovine di Roma, quelle pietre che testimoniano un passato di imperi e che qui diventano metafora silenziosa di relazioni fragili, sempre in bilico tra la caduta e la ricostruzione.
Vinicio Marchioni e la voce dell’amore caotico: il tour promozionale
In queste settimane di lancio, il volto più riconoscibile del film di Lagi, Vinicio Marchioni, ha portato il calore e la complessità del suo personaggio anche negli studi radiofonici. Ospite di Rosaria Renna e Filippo Firli su Radio Monte Carlo, l’attore ha raccontato il dietro le quinte di un progetto che punta tutto sulla coralità e sulla verità dei sentimenti, senza sconti né facili consolazioni. Marchioni, che nell’economia del film incarna una delle anime di questo viaggio nelle relazioni amorose, ha sottolineato come la sceneggiatura lavori per sottrazione, lasciando agli attori il compito di riempire gli spazi di silenzio e di malinteso che costellano ogni storia d’amore. Un lavoro di cesello, quello di Lagi, che si riflette anche nella scelta di ambientare la vicenda in una Roma contemporanea ma periferica, lontana dai cartoline turistiche, fatta di quartieri veri e di appartamenti vissuti. È lì, in quegli spazi quotidiani, che il dio capriccioso e bambinesco muove i fili, spingendo Ada, Filippo, Pietro, Silvia, Arianna, Linda, Jacopo ed Ester a cercarsi, a perdersi, a ritrovarsi con la stessa imprevedibilità di un vento che scompiglia i capelli e l’anima. Per chi, in sala o davanti allo schermo, cerca storie capaci di restituire il caos autentico del sentimento senza banalizzarlo, la programmazione attuale offre un ventaglio di scelte in cui il dramma, l’horror e la cronaca nera rivisitata in chiave giudiziaria trovano un punto di equilibrio nella messa in scena della fragilità umana.




