Benigni a Che tempo che fa: la poesia e l’urgenza contro la volgarità della guerra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La domenica che precede la pausa natalizia porta con sé, sul Nove, l'ultima puntata dell’anno di “Che tempo che fa”, il salotto televisivo condotto da Fabio Fazio, il quale, come di consueto, si avvarrà della compagnia di Luciana Littizzetto e Filippa Lagerbäck. Un appuntamento che, se da un lato suggella il ciclo di trasmissioni prima delle festività, dall’altro si distingue per un esordio particolarmente significativo, quello di Roberto Benigni, per la prima volta ospite sul canale dopo il recentissimo successo del suo speciale “Pietro. Un uomo nel vento” trasmesso dalla Rai. L’attore e regista, accolto da un’ovazione prolungata del pubblico in studio, ha condiviso con Fazio e con gli spettatori a casa riflessioni che, partendo dalla sua proverbiale vis comica, sono approdate a considerazioni di stringente attualità, toccando il tema della guerra, da lui definita senza mezzi termini «una volgarità immensa».

Un ingresso tra stupore e affetto

L’arrivo di Benigni in studio è stato contrassegnato da un’energia travolgente, quasi infantile nella sua genuinità, come lo stesso artista ha raccontato riferendosi all’entusiasmo con cui è sceso dall’auto. Un'entrata in scena che ha immediatamente creato un clima di familiarità e di attesa, preparando il terreno a un dialogo che Fazio ha saputo indirizzare, non senza una punta di malizia, verso l’autoconsapevolezza del personaggio: «Come ci si sente a essere te?», ha chiesto il conduttore, sollecitando una risposta che andasse al di là della superficie. L’intervista, disponibile anche integralmente sulle piattaforme streaming del gruppo Warner Bros. Discovery, ha così offerto momenti di pura comicità, intrisi però di quella profondità umana che è cifra distintiva dell’artista toscano, il quale sa sempre coniugare il riso con una sottile, a volte lancinante, osservazione sull’esistenza.

Il monito perentorio contro i conflitti

Il fulcro del colloquio si è incentrato, tuttavia, su una dichiarazione perentoria e senza appello riguardo ai conflitti armati, ai quali Benigni ha negato qualsiasi possibile giustificazione o alone retorico, bollandoli come l’espressione massima della volgarità, cioè di qualcosa di grezzo, di profondamente incivile e di ostile alla vita. Una presa di posizione netta, la sua, che si trasforma in un appello al ripudio totale della guerra, vista non come uno strumento politico ma come una regressione dell’umanità. Queste parole, pronunciate nel clima raccolto del talk show, risuonano con particolare eco in un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni, e acquistano un rilievo ulteriore considerando la piattaforma sulla quale sono state diffuse, un canale generalista che raggiunge una fetta ampia e variegata di pubblico.

Il contesto di una serata speciale

La puntata, prodotta da l’OFFicina, si è svolta in un periodo segnato dalla recente scomparsa di Ornella Vanoni, evento che ha gettato un velo di malinconia sul mondo dello spettacolo italiano, sebbene il programma non si sia soffermato direttamente sulla triste circostanza, preferendo mantenere il tono che gli è proprio. La presenza di Benigni, con il suo carico di vitalità e di pensiero, ha rappresentato dunque il momento culminante di una serata che ha visto alternarsi altri ospiti, contribuendo a creare quel mix di intrattenimento e di riflessione che caratterizza la formula del programma. L’intera trasmissione, andata in onda in diretta e poi resa disponibile on demand, si configura come l’ultimo contributo dell’anno a un dialogo culturale che passa attraverso il piccolo schermo, dimostrando come la televisione, in certe sue espressioni di qualità, possa ancora farsi veicolo di idee e di emozioni complesse.

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