Attacco iraniano alla base di Ali Al Salem in Kuwait, le immagini dei satelliti cinesi mostrano i danni. Soldati italiani nel mirino: “Eravamo usciti per una doccia”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’attacco missilistico iraniano alla base aerea di Ali Al Salem, avvenuto sabato 28 febbraio nel quadro della vasta rappresaglia lanciata da Teheran contro gli Stati Uniti e Israele, ha provocato danni significativi alle infrastrutture dello scalo kuwaitiano, come documentato da immagini satellitari diffuse da fonti cinesi. L’operazione, che prende di mira installazioni militari occidentali nel Golfo Persico in risposta ai raid congiunti di Washington e Gerusalemme sul territorio iraniano, ha centrato in particolare la pista di decollo della base, rendendola temporaneamente inagibile e danneggiando alcuni velivoli statunitensi ivi stazionanti. Tra questi, un aereo sarebbe precipitato nelle immediate vicinanze del perimetro militare, secondo quanto riportato da fonti sindacali che hanno sollecitato rassicurazioni dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, per la sicurezza del personale italiano lì presente.

La base di Ali Al Salem, situata a circa sessanta chilometri dalla capitale Madinat al-Kuwait e a poca distanza dal confine iracheno, ospita un contingente internazionale dove trovano impiego, accanto ai tredicimila soldati americani, anche diverse centinaia di italiani appartenenti all’Aeronautica Militare, inclusi quindici ufficiali e sottufficiali del 51esimo Stormo di Istrana. Gli attacchi, che hanno visto missili cadere all’interno del perimetro della base, hanno costretto tutti i militari a rifugiarsi nei bunker, seguendo i protocolli di sicurezza, e hanno portato alla distruzione degli alloggi, con il personale che ha perso gran parte dei propri effetti personali.

Pochi minuti di tregua e il sibilo del missile: il racconto dei militari di Istrana

La tensione, nella base kuwaitiana, non accenna a diminuire. Ieri mattina, poco dopo le otto, un nuovo allarme ha squarciato la routine di emergenza in cui versano i soldati italiani. Dopo tre giorni trascorsi chiusi nei bunker corazzati per proteggersi dai bombardamenti, alcuni militari erano usciti per la prima volta per potersi lavare, approfittando di quelle che sembravano ore più tranquille. L’uscita, però, è durata pochi istanti: il sibilo caratteristico di un missile in arrivo ha costretto tutti a rientrare precipitosamente nella struttura protetta. Il vettore, stando a quanto ricostruito, è caduto a poca distanza dal bunker, riaccendendo il panico tra gli uomini e le donne del contingente. I militari italiani, circa trecento presenti ad Ali Al Salem fino a pochi giorni fa, sono quindi nuovamente blindati dentro i rifugi, dove acqua e viveri sono disponibili ancora per un periodo limitato, mentre una aliquota di soldati kuwaitiani ha iniziato a lasciare la struttura, segno di un pericolo ritenuto imminente e concreto.

Crosetto annuncia il trasferimento di oltre duecento militari, la nuova geografia della presenza italiana

Alla luce della recrudescenza degli attacchi, che hanno visto domenica anche la morte di sei militari statunitensi in un altro episodio bellico nel Paese, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha disposto il trasferimento di più di duecentocinquanta soldati italiani dall’area del conflitto, allontanandoli dalla linea del fronte. Dei 321 italiani presenti fino allo scoppio della crisi nella base di Ali Al Salem, ben 239 sono stati movimentati verso l’Arabia Saudita, lasciando nei bunker kuwaitiani, ancora esposti al fuoco, 82 connazionali. L’operazione di riposizionamento ha interessato anche altri teatri: in Iraq, a Camp Singara, su circa quattrocento effettivi, centodue sono stati rimpatriati e settantacinque spostati in Giordania; in Qatar e Bahrain, i piccoli contingenti sono stati quasi interamente ritirati, con sette dei dieci presenti a Doha trasferiti in Arabia Saudita e tutti e cinque i militari di stanza nello Stato insulare rientrati a causa della momentanea inattività del comando.

I numeri della missione e il rischio continuo in Medioriente

Complessivamente, sono 2.576 i soldati italiani distribuiti tra Kuwait, Iraq, Libano, Giordania, Qatar e Bahrain, con la missione Unifil in Libano che, forte di oltre milleduecento caschi blu italiani, rappresenta il contingente più numeroso e, allo stesso tempo, il più complesso da movimentare data la sua natura di forza di pace dell’Onu. La rappresaglia iraniana, che ha colpito obiettivi americani e israeliani in tutto il Golfo, non si è limitata al Kuwait: attacchi sono stati registrati contro la sede della Quinta Flotta a Bahrein, le basi di Al Udeid in Qatar e Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti, dove un civile ha perso la vita, e contro il territorio israeliano e giordano. Le immagini satellitari cinesi, nel mostrare l’entità dei danni ad Ali Al Salem, confermano la precisione e la violenza dell’offensiva, mentre il portavoce del ministero della Difesa kuwaitiano ha riferito che molti proiettili sono stati intercettati, ma i detriti sono caduti attorno alla base. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una lettera all’Onu, ha ribadito che tutte le basi delle forze ostili nella regione saranno considerate obiettivi legittimi nell’ambito dell’autodifesa dell’Iran, lasciando presagire una prosecuzione delle ostilità.

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