Ddl antisemitismo, cresce la protesta: «Rischia di diventare un bavaglio»

Ddl antisemitismo, cresce la protesta: «Rischia di diventare un bavaglio»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Ddl antisemitismo riaccende lo scontro politico sui confini tra contrasto all’odio antiebraico, critica allo Stato di Israele e libertà di espressione. Il punto maggiormente contestato è il ricorso alla definizione elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, la IHRA, che secondo una parte degli oppositori potrebbe essere utilizzata in modo troppo esteso nei confronti di opinioni politiche riferite a Israele e al sionismo. La discussione è arrivata alla Camera accompagnata da interventi molto duri, fino alla definizione di «Ddl bavaglio» utilizzata da Francesco D’Aguì per contestare l’impostazione del provvedimento.

La definizione IHRA al centro dello scontro sul Ddl

La questione decisiva riguarda la distinzione tra antisemitismo e critica politica. D’Aguì contesta in particolare l’adozione, anche parziale, dei criteri IHRA, sostenendo che possano diventare uno strumento contro opinioni che considera legittime. La definizione individua l’antisemitismo come una determinata percezione degli ebrei che può manifestarsi attraverso odio e comprende tra i possibili ambiti di applicazione anche condotte e affermazioni riferite a Israele. È proprio questo collegamento a provocare le obiezioni di chi chiede rettifiche e distinguo più netti prima dell’approvazione definitiva del testo.

Il documento IHRA contiene però anche una precisazione importante: la critica rivolta a Israele in termini analoghi a quella indirizzata a qualsiasi altro Paese non viene considerata di per sé antisemita. La controversia nasce dagli esempi collegati alla definizione e dalla loro possibile applicazione nei casi concreti, perché alcuni riguardano il rapporto con lo Stato israeliano. I sostenitori del provvedimento considerano questi criteri uno strumento per riconoscere forme contemporanee di odio antiebraico; i critici temono invece che l’ingresso della definizione nel quadro legislativo possa allargare eccessivamente il confine delle espressioni sottoposte a contestazione.

Di Battista rivendica il diritto di definirsi antisionista

Nel confronto è intervenuto anche Alessandro Di Battista, che ha rivendicato apertamente il diritto di definirsi antisionista e ha attaccato l’iniziativa legislativa collegandola alle posizioni italiane verso Israele e Stati Uniti. La sua presa di posizione porta direttamente al nodo politico della discussione: stabilire fino a quale punto una contestazione del sionismo, del governo israeliano o delle sue politiche possa essere considerata espressione politica e quando, invece, assuma caratteristiche discriminatorie nei confronti degli ebrei. Sono categorie differenti, ma proprio la delimitazione tra queste fattispecie alimenta lo scontro intorno al testo.

La materia ha prodotto divisioni anche nel Partito Democratico. Graziano Delrio è stato tra i promotori di una proposta sul contrasto all’antisemitismo e la posizione dei riformisti favorevoli all’impostazione basata sulla definizione internazionale si è confrontata con quella di esponenti che chiedono maggiori garanzie sulla libertà della critica politica. Il confronto non riguarda dunque la necessità di combattere discriminazioni e odio antiebraico, ma gli strumenti con cui farlo e gli effetti che l’utilizzo legislativo dei criteri prescelti potrebbe produrre sulle manifestazioni pubbliche del dissenso.

La lettera ai parlamentari e il richiamo a Primo Levi e Berlinguer

Alle contestazioni politiche si è aggiunta una lettera indirizzata ai parlamentari dal Coordinamento toscano Sanitari per Gaza e dal Coordinamento Nazionale Rete Digiuno Gaza. Gli autori sostengono che la definizione di antisemitismo non debba essere utilizzata per finalità politiche e contestano la possibilità che determinate critiche alle azioni israeliane vengano ricondotte alla discriminazione antiebraica. Nel titolo del loro intervento arrivano a sostenere che, applicando i criteri contestati, anche posizioni riconducibili a Primo Levi ed Enrico Berlinguer potrebbero essere considerate antisemite.

Nella stessa iniziativa i sanitari richiamano la mobilitazione sviluppata negli ultimi anni a sostegno del personale sanitario palestinese e collegano la loro opposizione al provvedimento alla possibilità di continuare a denunciare quanto accaduto a Gaza. La richiesta rivolta ai deputati è di non lasciare che la lotta contro l’antisemitismo venga sovrapposta automaticamente alla valutazione delle posizioni politiche su Israele, soprattutto quando riguardano operazioni militari, diritti dei palestinesi e responsabilità attribuite alle autorità israeliane.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.