Ddl antisemitismo, il M5S chiede limiti chiari sulla critica politica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ddl antisemitismo approda al centro dello scontro politico dopo le perplessità espresse da Alfonso Colucci, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Costituzionali, sulla proposta di legge all’esame della Camera. Il deputato ha chiesto una distinzione più netta tra il contrasto all’odio contro gli ebrei e la possibilità di esprimere critiche politiche nei confronti dei governi e delle decisioni dello Stato di Israele.

Colucci ha sostenuto che il testo non garantirebbe una separazione sufficientemente chiara tra fenomeni diversi: da una parte gli atti e le parole che alimentano discriminazione o ostilità verso le persone ebree, dall’altra le opinioni espresse nel dibattito politico internazionale. La posizione del Movimento 5 Stelle si concentra quindi sul rapporto tra tutela contro l’odio razziale e religioso e salvaguardia della libertà di manifestazione del pensiero prevista dall’ordinamento italiano.

Uno dei punti più discussi riguarda il riferimento alla definizione operativa di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, adottata da diversi governi e istituzioni internazionali ma oggetto anche di critiche da parte di alcuni studiosi e organizzazioni. I contestatori del suo utilizzo in ambito legislativo sostengono che alcuni esempi collegati alla definizione possano creare difficoltà nel distinguere tra antisemitismo e valutazioni sulle politiche dello Stato di Israele.

La commissione Affari Costituzionali della Camera ha concluso l’esame degli emendamenti presentati al disegno di legge. Le proposte di modifica avanzate dalle opposizioni, tra cui quelle relative all’inserimento di una tutela esplicita della critica alle politiche israeliane e alla sostituzione della definizione IHRA con quella contenuta nella Dichiarazione di Gerusalemme, sono state respinte.

Il testo è destinato a proseguire il proprio iter parlamentare con l’approdo in Aula previsto il 2 ottobre. La discussione si inserisce in un clima politico segnato dal confronto sulle modalità con cui contrastare l’antisemitismo contemporaneo, soprattutto quando le tensioni internazionali sul Medio Oriente entrano nel dibattito pubblico italiano.

Al centro delle contestazioni delle forze contrarie al provvedimento c’è il timore che una norma contro l’antisemitismo possa incidere sulla libertà di critica politica. Le opposizioni hanno chiesto modifiche per chiarire che la condanna dell’odio antiebraico non deve impedire il dissenso verso le scelte di un governo straniero o l’analisi delle politiche internazionali.

Il tema ha coinvolto anche realtà della società civile che hanno organizzato iniziative di protesta contro il disegno di legge, sostenendo la necessità di proteggere contemporaneamente il contrasto all’antisemitismo e il diritto al confronto pubblico. Amnesty International ha riferito di una mobilitazione con oltre 250 sigle durante la discussione parlamentare del provvedimento.

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