Usa alla finestra dopo la rivoluzione in Siria, ma avvertono, «Non torni l’Isis»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo oltre un decennio di conflitti e sofferenze, il regime di Bashar al-Assad è finalmente caduto, segnando un momento storico per la Siria. La statua di Hafez al-Assad, padre dell'ex dittatore, è stata abbattuta, evocando immagini simili alla caduta di Saddam Hussein a Baghdad nel 2003. Gli Stati Uniti, osservando attentamente gli sviluppi, si trovano ora a valutare due scenari possibili: da un lato, il timore che la Siria, senza il dittatore, possa trasformarsi in un nuovo incubo come con l'Isis, creando un paese ancora più violento e instabile; dall'altro, la speranza che questo nuovo fermento nella regione possa essere fondamentale per arginare l'influenza dell'Iran e rappresentare una significativa sconfitta per la Russia, che per anni ha sostenuto Assad.

Donald Trump, futuro presidente degli Stati Uniti, ha colto l'occasione per lanciare un avvertimento a Vladimir Putin, sottolineando come le avventure imperiali della Russia stiano indebolendo il paese. In un post su X, Trump ha criticato anche la politica estera del suo predecessore, Barack Obama, accusandolo di non aver rispettato l'impegno di proteggere una "linea rossa" in Siria, permettendo così l'intervento russo.

Nel frattempo, il Pentagono ha annunciato che gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro oltre 75 obiettivi legati all'Isis in Siria, utilizzando una varietà di mezzi dell'aeronautica americana, tra cui B-52, F-15 e A-10. Gli attacchi hanno colpito leader, miliziani e accampamenti dell'Isis, dimostrando l'impegno continuo degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo.

La caduta di Assad rappresenta un duro colpo anche per Vladimir Putin, il cui sostegno politico, militare ed economico al presidente siriano è stato fondamentale per anni. Ora, con Assad costretto alla fuga e in cerca di un rifugio sicuro, i ribelli islamici, che hanno promesso un governo di unità nazionale, sono arrivati al potere.

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