Bologna, la scarcerazione di Lorenza Scarpante: dubbi sulla dinamica della morte del marito
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Redazione Interno
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Dopo 240 giorni trascorsi nel carcere della Dozza, Lorenza Scarpante ha riguadagnato la libertà, accolta fuori dal penitenziario dai suoi due figli, che da Torino sono giunti per riabbracciarla. I due, da sempre certi dell’estraneità della madre alla tragedia che ha sconvolto la loro famiglia e la città di Aosta, origine di entrambi i coniugi, hanno potuto vederla uscire, ieri sera, grazie a un’ordinanza del giudice che ha fatto crollare l’impianto accusatorio. La donna, infatti, era indagata per l’omicidio del consorte, Giuseppe Marra, il cui Corpo senza vita fu rinvenuto nella loro abitazione bolognese di via Zanolini in quella mattina del 27 maggio dello scorso anno, dopo una serata segnata, secondo le risultanze investigative, dall’assunzione di sostanze stupefacenti e allucinogeni.
L'elemento nuovo che ha ribaltato le prospettive
A determinare la svolta, definita dalla difesa “la fine di un incubo” per la Scarpante, è stata l’emersione di quello che il gip del Tribunale di Bologna, Claudio Paris, ha definito un «elemento di novità di notevole rilevanza» nel suo provvedimento. Un dato talmente significativo da rendere, secondo il magistrato, insostenibile «sostenere ulteriormente la maggiore persuasività della prospettazione accusatoria sulla quale fino a ora si è cristallizzato il giudicato cautelare». Proprio su questa base, accogliendo l’istanza presentata dagli avvocati difensori Chiara Rizzo e Guido Todaro – un ricorso al quale si è associata, in un passaggio cruciale, la stessa Procura – il giudice ha disposto non solo la scarcerazione della 56enne, ma anche la sua rimessione in piena libertà.
Le ragioni formali del provvedimento
Il dispositivo dell’ordinanza, che sancisce il venir meno delle condizioni per la custodia cautelare, si fonda su due pilastri giuridici ben precisi: l’«insussistenza della gravità indiziaria» e l’«insussistenza o affievolimento delle esigenze cautelari». In sostanza, il quadro probatorio che aveva portato all’arresto della donna si è indebolito al punto da non giustificare più la sua permanenza in carcere in attesa di un eventuale processo. L’analisi delle macchie di sangue rinvenute sul luogo, unita alle altre valutazioni tecniche, ha infatti aperto la concreta possibilità che la morte di Giuseppe Marra non sia il frutto di una volontà omicida, bensì l’esito di un tragico incidente, come ha rilevato anche la perizia disposta dall’ufficio requirente.
Un caso che si riapre completamente
Con la scarcerazione di Lorenza Scarpante, che ha commentato con un semplice “Sto uscendo da un incubo” il momento della liberazione, il procedimento giudiziario entra in una fase del tutto nuova. La libertà della donna, decisa con un provvedimento che esprime forti dubbi sulla stessa qualificazione di omicidio dell’evento, riporta l’inchiesta a uno stadio di piena indagine, dove dovranno essere nuovamente vagliati tutti gli elementi a disposizione. La vicenda, che ha tenuto col fiato sospeso quanti seguivano il caso, si riapre dunque senza preclusioni, mentre per l’indagata si conclude un lungo periodo di detenzione in attesa di giudizio.




