BdM, asta a due voci mentre il futuro di Tavares mette la Lazio di fronte ai suoi conti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina delle privatizzazioni bancarie, in Italia, non si è ancora fermata nonostante il cambio di passo imposto dalla congiuntura economica, e il dossier più caldo in queste ore è senza dubbio quello di BdM Banca, la ex Popolare di Bari uscita indenne (e risanata) da un salvataggio pubblico che molti, ai tempi, davano per destinato a esiti ben più drammatici. È di queste ore la notizia, suffragata da una nota ufficiale di Mediocredito Centrale (il veicolo controllato dal Mef che detiene la quota), dell’arrivo di manifestazioni di interesse concrete per l’acquisto dell’istituto. Fonti di stampa qualificata, ricostruendo l’andamento della procedura, parlano di almeno due offerte scritte finite sul tavolo del venditore: una, attesa, arrivata dal colosso cooperativo Iccrea, e l’altra, definita a sorpresa, dal Credito Emiliano (Credem).

Questa accelerazione, che porta la cessione – già nell’aria da mesi – a un passo dalla fase calda delle negoziazioni, mette in luce il lavoro silenzioso ma efficace svolto negli ultimi anni dall’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella. È stato lui, va ricordato, il regista occulto della normalizzazione di un istituto finito sull’orlo del baratro dopo lo scandalo e la gestione commissariale; la sua regia ha trasformato un colosso malato in un asset tecnicamente appetibile, anche se i conti mostrano ancora qualche fragilità. I potenziali acquirenti, pur riconoscendo il valore dell’operazione di de-risking (con miliardi di sofferenze trasferiti ad Amco), guardano con attenzione a un rapporto costi/ricavi ancora alto per gli standard di settore e a una redditività del capitale (Roe) che, pur in crescita, viaggia su livelli non eccelsi.

Il risiko pugliese e le valutazioni di Mcc

La partita, però, è ormai apertamente finanziaria. Mediocredito Centrale ha confermato di aver ricevuto “alcune manifestazioni di interesse”, specificando che le valuterà “nell’ambito di un processo competitivo che abbia come obiettivi la tutela dei dipendenti e la crescita della banca e del territorio”. Una formula, quest’ultima, che non è puramente retorica se si considera la natura di BdM, una banca radicata nel Mezzogiorno e ancora avvolta da un alone di interesse pubblico. La comparsa di Credem rappresenta la novità più rilevante dell’ultima tornata: l’istituto reggiano, solitamente molto cauto nelle operazioni di crescita esterna, sembra aver deciso di giocarsi una carta importante per espandere la propria penetrazione nel Sud Italia. Dall’altra parte, Iccrea – la holding che riunisce oltre un centinaio di Banche di Credito Cooperativo – sfrutta la sua solida patrimonializzazione (con un Cet1 tra i più alti del sistema) per fare il salto di qualità e mettere le mani su un asset considerato strategico.

Se da un lato la finanza si scalda, dall’altro lato del Tevere, per restare in metafora sportiva, la Lazio si trova a fare i conti con un’evoluzione inaspettata del laterale portoghese Nuno Tavares. Il calciatore, che era stato messo sul mercato durante la sessione invernale (con destinazioni turche o arabe che sembravano imminenti), ha compiuto una vera e propria inversione di marcia sotto la guida di Maurizio Sarri. Dopo un avizio fatto di panchine e prestazioni ondivaghe, il classe 2000 ha finalmente trovato quella continuità fisica che gli era sempre mancata, inanellando una serie di presenze consecutive che rappresenta un unicum nella sua carriera.

La metamorfosi di Tavares e le scelte di Lotito

Non si tratta più, quindi, del terzino dalla grande spinta ma dalla fragilità difensiva cronica che si era visto ad Arsenal e Marsiglia; l’attuale versione di Tavares è un giocatore che ha imparato a gestire le uscite, a perdere meno palloni sanguinosi nella propria metà campo e a diventare un pilastro del reparto. Questa rinascita, culminata con prestazioni di alto profilo nelle ultime uscite, mette ora il club di Claudio Lotito con le spalle al muro. A gennaio, quando il feeling con l’ambiente era ai minimi, una cessione per una cifra intorno ai 10-12 milioni di euro sarebbe stata considerata un buon affare; oggi, con un contratto lungo fino al 2029 e un rendimento da titolare inamovibile, la valutazione del cartellino è schizzata verso l’alto.

Il nodo da sciogliere, per la dirigenza biancoceleste, è squisitamente strategico. Tenere Tavares significherebbe blindare un giocatore che Sarri ha finalmente rigenerato, ma significherebbe anche rinunciare a un’importante plusvalenza che consentirebbe di finanziare il mercato estivo. D’altra parte, cedere il portoghese – per il quale l’Arsenal detiene una pesante percentuale del 40% sulla futura rivendita – richiederebbe un’offerta talmente sa da giustificare l’addio. La sensazione, ascoltando le voci che arrivano da Formello, è che il calciatore abbia trasformato quella che doveva essere una stagione di transizione in una chance di permanenza duratura, mettendo Lotito di fronte a una scelta che sembrava già scritta e che invece adesso è tutta da riscrivere.

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