Ucraina, Di Feo: "Mentre il cessate il fuoco è in stallo, ecco cosa cerca davvero Putin"
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Redazione Esteri
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Le trattative per una tregua sembrano essersi bloccate dopo la lunga telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin, durante la quale il presidente americano ha minacciato un possibile disimpegno. In questo scenario, l’unica speranza di mediazione rimane papa Leone XIV, che ha offerto il Vaticano come sede neutrale per riavviare il dialogo. Ma mentre la diplomazia arranca, sul campo la guerra prosegue senza sosta, con l’esercito russo che continua a guadagnare terreno. Gianluca Di Feo, in un’analisi per Metropolis, prova a chiarire quali siano i reali obiettivi militari del Cremlino prima di arrivare a un eventuale accordo.
Putin, definito da molti "il destabilizzatore", non sembra avere fretta di sedersi al tavolo delle trattative. Il confronto con Trump ha confermato che Mosca è disposta a negoziare, ma solo da una posizione di forza, visto che le operazioni belliche le stanno favorendo. Ciò non significa, però, che il leader russo possa permettersi di protrarre il conflitto all’infinito: le sanzioni e il logoramento delle truppe rappresentano fattori con cui dovrà prima o poi fare i conti. Le precondizioni avanzate dalle due parti, del resto, sono distanti: Kiev chiede un immediato cessate il fuoco e garanzie di sicurezza, mentre Mosca esclude qualsiasi tregua e, soprattutto, la presenza di truppe europee in Ucraina.
Friedrich Merz, cancelliere tedesco, non nasconde il pessimismo: "Non ci sono segnali che la guerra finirà presto", ha dichiarato, sottolineando come la diplomazia stia tentando ogni strada possibile. Papa Leone XIV, nel suo ruolo di mediatore, rimane forse l’ultima autorità in grado di riavvicinare le parti, ma i margini appaiono stretti.




