Caro carburanti, gli agenti di commercio e i docenti fuorisede sotto scacco
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Redazione Interno
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L’auto, per chi fa della strada il proprio ufficio, non è un lusso ma un attrezzo del mestiere, eppure negli ultimi mesi quest’utensile si sta trasformando in un macigno. A dirlo, con un dato che non ammette interpretazioni ambigue, è un sondaggio condotto da Confesercenti del Veneto Centrale: il 100% degli agenti di commercio interpellati utilizza il mezzo privato per lavoro, e l’81% ne dichiara un uso talmente costante da risultare, di fatto, ininterrotto. Questa dipendenza quasi fisiologica dalle quattro ruote – che permette di raggiungere clienti sparsi tra province e regioni – si scontra però con una realtà economica sempre più ostile, dove il costo del pieno divora una fetta crescente del guadagno giornaliero. La stessa organizzazione, nell’analizzare i numeri, sottolinea come la sostenibilità dell’intera professione rischi di finire in bilico, trasformando un’attività già complessa in una corsa a ostacoli a ogni chilometro.
L’allarme della Sardegna e i contratti “pirata”
Non solo il costo del carburante, però, a mettere in ginocchio il settore. Nel Sud Sardegna, come spiega Giuliano Cadoni – presidente della Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio (FNAARC) per quella provincia – la situazione si fa ancora più intricata a causa di un fenomeno subdolo e parallelo: i cosiddetti contratti “pirata”. Questi accordi, spesso viziati da clausole vessatorie o da una totale mancanza di tutele, si sommano agli aumenti record dei prezzi alla pompa; l’effetto combinato, denuncia Cadoni, genera costi impossibili da sostenere per chi ogni giorno deve coprire centinaia di chilometri. E se l’agente di commercio, tradizionalmente un lavoratore autonomo abituato a fare di necessità virtù, si trova oggi a dover scegliere se saltare un appuntamento o pagare di tasca propria il viaggio, la categoria intera appare esposta a una pressione che non concede tregua.
Docenti fuorisede al collasso, l’appello a Valditara
Un’altra categoria, meno ovvia ma altrettanto fragile, sta pagando un prezzo salato: quella del personale scolastico fuorisede. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) ha alzato la voce, definendo la situazione “al collasso” per chi, pur di lavorare, è costretto a spostarsi lontano dalla residenza familiare. Il presidente dell’associazione, Romano Pesavento, cita dati aggiornati diffusi dal Mimit e dalle associazioni dei consumatori: nel solo periodo pasquale, la spesa complessiva per i rifornimenti ha sfiorato 1,3 miliardi di euro, con punte di oltre 300 euro a viaggio per chi attraversa la Penisola. Affitto di una stanza nella città di servizio, biglietti del treno (quando non si preferisce l’auto per mancanza di collegamenti) e ora il caro-benzina: tutto ciò rappresenta una sorta di “tassa sul lavoro” che rischia di rendere economicamente insostenibile l’insegnamento in una scuola distante da casa.
Un caro-vita destinato ad aggravarsi
Ma l’onda lunga di questi rincari non si ferma ai diretti interessati. L’aumento generalizzato dei prezzi dei carburanti – spiegano le rilevazioni delle associazioni dei consumatori – innesca un effetto domino destinato a propagarsi lungo l’intera filiera dei beni e dei servizi. Trasportare merci costa di più, e quel maggior costo finisce inevitabilmente sul bancone del panettiere, al supermercato o nella bolletta dell’idraulico. Di conseguenza, il caro vita già in atto subisce un’ulteriore accelerazione, colpendo chiunque, dal pendolare al pensionato. E mentre il governo di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha già annunciato politiche energetiche diametralmente opposte a quelle europee – fatto che potrebbe influenzare i mercati globali del greggio – in Italia la stretta si fa sentire sulla pelle di chi ogni mattina deve girare la chiave nell’accensione per andare a guadagnarsi lo stipendio, senza alternative praticabili.




