Catania, la protesta silenziosa dei fuorisede contro il caro-voli: “Una speculazione”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell’area arrivi dell’aeroporto di Catania Fontanarossa, una quarantina di giovani – quasi tutti con uno zaino in spalla e lo sguardo rivolto al tabellone delle partenze – ha rotto l’ordinaria indifferenza dell’hub siciliano. Non gridavano, eppure il loro messaggio era chiaro: “Questa è una speculazione sui fuorisede”. L’iniziativa, promossa da alcune associazioni studentesche insieme a rappresentanti dei lavoratori, ha messo il dito nella piaga di un fenomeno ormai endemico, quello dei rincari dei biglietti aerei durante le festività. A far scattare la mobilitazione, le tariffe per un volo diretto dal Nord Italia verso la Sicilia, che in questi giorni di Ponte di Pasqua hanno ampiamente superato la soglia dei 500 euro, rendendo di fatto impossibile il rientro per decine di migliaia di studenti e lavoratori fuori sede.

Un diritto negato e un copione che si ripete

Sarà una Pasqua lontano da casa, e non per scelta. Il monitoraggio condotto da Assoutenti conferma quanto la protesta denuncia: sui principali collegamenti da Nord a Sud, i prezzi hanno già varcato quella barriera psicologica ed economica dei 500 euro, con picchi ancora più alti per chi cerca un volo last minute. Un copione, questo, che si ripete stancamente a ogni ponte festivo, dalla Befana al 25 aprile; e quest’anno, a complicare ulteriormente il quadro, si è aggiunto il peso dell’aumento dei prezzi dei carburanti, le cui ripercussioni sul trasporto aereo si sono tradotte in un ulteriore aggravio per i passeggeri. A pagare il prezzo più salato sono, ancora una volta, i siciliani che studiano o lavorano al Nord: loro, spiega chi ha organizzato la protesta, non hanno ancora visto riconosciuto il diritto alla continuità territoriale, nonostante una proposta in tal senso sia stata più volte presentata al governo senza però mai trovare attuazione concreta.

L’incubo Pasqua tra voli sold out e tariffe alle stelle

La situazione, del resto, non riguarda solo la Sicilia. Anche in Sardegna, come emerge dai resoconti giornalistici locali, il quadro è analogo: Pasqua da incubo, con voli sold out e prezzi alle stelle. Ne ha parlato Alessandra Ragas, giornalista de L’Unione Sarda, nella puntata del 3 aprile di “Caffè Corretto”, programma in onda su Radiolina. Il meccanismo è sempre lo stesso: una domanda concentrata in pochi giorni – quelli delle partenze e dei rientri festivi – e un’offerta che, lungi dal calmierarsi, approfitta della necessità per alzare vertiginosamente le tariffe. E se a ciò si aggiunge la carenza di tratte alternative economicamente sostenibili, il risultato è che migliaia di persone sono costrette a rinunciare al viaggio, restando lontane dagli affetti familiari durante le festività.

L’attesa per un intervento che non arriva

La continuità territoriale – quel principio per cui il collegamento con le isole dovrebbe essere garantito a prezzi accessibili al pari di un servizio pubblico – resta per i siciliani una promessa non mantenuta. La protesta di Fontanarossa lo ha ricordato senza enfasi, ma con una determinazione che lascia intendere quanto la pazienza sia ormai agli sgoccioli. I giovani riuniti nell’area arrivi non chiedevano elemosine, ma l’applicazione di norme già scritte e discusse. E mentre fuori dall’aeroporto la primavera avanzava, dentro i loro occhi c’era la stanchezza di chi sa che, per tornare a casa, servirebbe un atto politico – e non solo un biglietto – per smontare una speculazione che, in assenza di regole, continua a ripetersi uguale a se stessa.

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